Il bilancio provvisorio delle vittime dei due terremoti che mercoledì hanno scosso il Venezuela è di 235 morti, e tra questi ci sono diversi cittadini stranieri. Quanti sono? Da dove venivano? Ecco cosa sappiamo finora sulla loro identità: – Un italo-venezuelano – Un uomo sulla cinquantina, nato a Caracas e in possesso sia della cittadinanza italiana che di quella venezuelana, è rimasto ucciso nel crollo di un edificio nella regione più colpita di La Guaira. Lo ha dichiarato la Farnesina. L’Italia stima che in Venezuela vi siano circa 170.000 titolari di passaporto italiano. – Due brasiliani – Il ministero degli Esteri del Brasile, che confina con il Venezuela, ha dichiarato giovedì che due dei suoi cittadini – un uomo e una donna – sono morti nel disastro. Il governo sta fornendo assistenza consolare ai loro familiari, ha affermato il ministero. – Due cinesi -Giovedì pomeriggio è stata confermata la presenza di due cittadini cinesi tra le vittime dei terremoti, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, citando l’ambasciata a Caracas che, tramite il proprio account ufficiale WeChat, ha esortato i cittadini cinesi in Venezuela a “prendere precauzioni contro i disastri secondari causati dalle scosse di assestamento e da (altri) terremoti”. Più di 100 edifici sono crollati nello stato costiero di La Guaira, vicino a Caracas, sotto le devastanti scosse dei terremoti di mercoledì, di magnitudo rispettivamente 7,2 e 7,5. Lo ha riferito il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello. “Si stima che siano più di 70.000 le famiglie colpite”, ha affermato il ministro durante una trasmissione del canale statale Venezolana de Television (VTV). Le zone più colpite dello stato sono Caraballeda e Catia La Mar, ha indicato Cabello. A La Guaira si trova l’aeroporto di Maiquetia, il principale del Paese che serve Caracas, che rimane temporaneamente fuori servizio a causa dei danni provocati dal sisma. Cabello ha annunciato che venerdì saranno dispiegati a La Guaira 11.500 agenti di sicurezza provenienti da diverse istituzioni, tra cui la Guardia Nazionale, le Forze Armate, la Polizia e l’Esercito, per “garantire la pace e la tranquillità”. “Fino al pomeriggio di oggi (giovedì) avevamo 4.200 uomini e donne delle forze di sicurezza dispiegati in tutto lo Stato. La presidente ha dato istruzioni di aumentare tale numero. Ebbene, domani ne avremo 11.500, che cominciano ad arrivare già oggi”, ha detto il ministro. Gli Stati Uniti stanno dispiegando due navi da guerra, oltre ad aerei da trasporto ed elicotteri, per fornire supporto logistico alle operazioni di soccorso in Venezuela. Lo ha dichiarato l’esercito statunitense. “Queste forze forniranno servizi di mobilità specializzati e supporto al personale del governo statunitense, alle squadre di ricerca e soccorso e ai partner interagenzia statunitensi mentre valutano i danni, localizzano i feriti e forniscono assistenza fondamentale per salvare vite umane”, ha dichiarato il Comando Sud degli Stati Uniti in un post su X. Oltre al supporto immediato per le operazioni di ricerca e soccorso, i trasporti aerei e il coordinamento, gli Stati Uniti stanno mobilitando 150 milioni di dollari in aiuti a favore del Venezuela” colpito dal sisma. Ne dà notizia il sito ufficiale del dipartimento di Stato Usa.
L’intervento viene veicolato “attraverso i propri partner umanitari, attingendo a 50 milioni di dollari di nuovi finanziamenti bilaterali destinati ai partner presenti sul territorio venezuelano, tra cui World Vision, Samaritan’s Purse, Catholic Relief Services, International Medical Corps, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e il Programma Alimentare Mondiale, oltre a un contributo di 100 milioni di dollari al fondo comune per il Venezuela dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari”.
“Oltre a fornire sostegno finanziario, il Dipartimento – si legge nella nota ufficiale di Washington – sta aiutando le organizzazioni a coordinarsi dal punto di vista logistico e a mantenere i contatti con le autorità provvisorie”. La Terra ha mostrato un’intensa attività sismica nelle ultime ore. Mentre l’Anello di Fuoco del Pacifico ha registrato almeno cinque terremoti di magnitudo moderata e forte in diversi punti della sua vasta fascia tettonica, il Venezuela è stato scosso da un insolito terremoto doppio di magnitudo 7,2 e 7,5, avvenuto a soli 39 secondi di distanza, causando danni significativi e attivando una risposta d’emergenza ampia. Entrambi gli eventi sono avvenuti quasi contemporaneamente. L’Anello di Fuoco del Pacifico concentra circa il 90% dell’attività sismica mondiale, mentre il terremoto in Venezuela si è verificato al confine tra le placche caraibiche e sudamericane, una zona tettonica diversa. “In Venezuela c’è una grande comunità italiana, parliamo di oltre 140mila persone. E solo a Caracas sono oltre 65mila. La Guaira, una delle aree di Caracas, è stata tra le più colpite. È proprio lì che stiamo registrando molte segnalazioni di persone che non rispondono”. Lo ha dichiarato il capo dell’Unità di Crisi della Farnesina, Nicola Minasi, intervenendo a Tg2 Post. “Notizie su eventuali dispersi italiani? Abbiamo segnalazioni su diversi italiani su cui si chiedono delle verifiche e lavoriamo incessantemente con il consolato generale a Caracas, con l’ambasciata per fare delle verifiche sul posto”, ha spiegato. Otto squadre provenienti da diversi Paesi dell’Ue sono pronte a partire per il Venezuela per sostenere le operazioni di soccorso e la ricerca dei sopravvissuti dopo il terremoto che ha colpito il Paese. Lo riferisce una portavoce della Commissione europea. Le squadre, alcune delle quali composte da decine di esperti, sono specializzate principalmente nelle operazioni di ricerca e soccorso urbano. Tra i team mobilitati figura anche un’équipe medica dotata di attrezzature per supportare le strutture sanitarie locali. La maggior parte delle squadre dovrebbe raggiungere il Venezuela tra la notte e la mattinata di domani.
Terremoto in Venezuela, il bilancio si aggrava: almeno 235 morti, oltre 40mila dispersi







