Dai box auto trasformati in officine clandestine alle borse schermate per eludere i sistemi antitaccheggio. Fino ai capi d’abbigliamento modificati per nascondere la refurtiva. Sono alcuni dei sistemi criminali scoperti e messi fuori uso dalla polizia nel corso di una serie di interventi, che hanno portato a Roma all’arresto di sette persone per reati predatori. Le accuse sono diverse: riciclaggio, furto aggravato, rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. La “seconda vita” della refurtiva prendeva forma nel quadrante nord della città, dove gli investigatori hanno localizzato un box auto trasformato in officina clandestina del riciclaggio, sorprendendo due uomini intorno ad un veicolo risultato rubato appena qualche giorno prima. Sullo sfondo di un vero e proprio laboratorio del ricambio illecito, componenti di carrozzeria, ponte sollevatore, crick idraulici ed attrezzature meccaniche hanno restituito l’immagine di un’attività strutturata. Entrambi sono stati arrestati per il reato di riciclaggio in concorso. Ruotavano intorno a borse schermate e ricucite ed indumenti modificati e trasformati in nascondigli “indossabili” le fantasie criminali neutralizzate tra grandi magazzini ed esercizi commerciali delle zone di Castel Porziano e Centocelle. Nel corso di due distinti interventi, sono finite in manette tre persone. Nel primo episodio, due complici avevano trasformato una comune borsa in uno strumento per aggirare i sistemi di sicurezza. Sotto la fodera avevano applicato una schermatura in carta argentata, creando una sorta di “camera oscura”, capace di neutralizzare i varchi antitaccheggio. Aveva costruito un nascondiglio “su misura”, invece, il giovane in azione nel quartiere Centocelle. Un secondo paio di pantaloni, fissato con nastro adesivo all’altezza delle ginocchia, era diventato un vano occulto dove far sparire la merce appena sottratta dagli scaffali di un supermercato.







