Riprende oggi in aula il procedimento giudiziario a carico di Francis Kaufmann, imputato per il femminicidio di Anastasia Trofimova e per l’omicidio della figlia di appena undici mesi, dopo la sospensione dovuta al suo ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santo Spirito di Roma. Lo stop era stato disposto in seguito al trasferimento dell’uomo nella struttura sanitaria, dove era stato sottoposto a osservazione e a un percorso terapeutico che, secondo quanto emerso nel corso delle precedenti udienze, non avrebbe mai accettato di seguire volontariamente. Con il ritorno in aula riprende quindi uno dei procedimenti più delicati e seguiti degli ultimi mesi, destinato a fare luce su una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica. L’inchiesta ruota attorno al ritrovamento dei corpi senza vita di Anastasia Trofimova e della sua bambina, scoperti nel giugno del 2025 all’interno di Villa Pamphili, uno dei principali parchi della Capitale. Madre e figlia erano state trovate nascoste tra la vegetazione, in una zona appartata dell’area verde, circostanza che aveva immediatamente fatto scattare un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura di Roma. Le indagini, sviluppate attraverso rilievi tecnico-scientifici, analisi dei filmati di videosorveglianza, testimonianze e accertamenti investigativi, avevano portato all’identificazione e all’arresto di Kaufmann, chiamato ora a rispondere delle accuse di omicidio aggravato. La nuova udienza segna la ripresa del dibattimento dopo la parentesi legata alle condizioni psichiatriche dell’imputato, aspetto che potrebbe continuare a rivestire un ruolo centrale anche nelle prossime fasi del processo, soprattutto in relazione alle perizie sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti e sulla sua idoneità a partecipare consapevolmente al procedimento. Parallelamente, il processo prosegue con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio le ultime ore di vita della giovane madre e della bambina, chiarire il movente e definire tutte le responsabilità penali contestate dall’accusa, in una vicenda che resta tra le più drammatiche affrontate recentemente dalla giustizia romana.







