martedì, Luglio 14, 2026

Ferrovie dello Stato, Gianpiero Strisciuglio è il nuovo amministratore delegato: si apre una nuova fase per il gruppo

 

Si chiude ufficialmente l’era di Stefano Donnarumma e si apre quella di Gianpiero Strisciuglio alla guida di Ferrovie dello Stato Italiane. L’assemblea della società, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in qualità di azionista unico, ha nominato il nuovo Consiglio di amministrazione per il triennio 2026-2028, confermando Tommaso Tanzilli alla presidenza. Successivamente il nuovo Cda, composto da Tanzilli, Gianpiero Strisciuglio, Pietro Bracco, Franco Fenoglio, Silvia Marzot, Loredana Ricciotti e Daniela Rota, ha designato Strisciuglio amministratore delegato e direttore generale del gruppo, affidandogli un mandato pieno di tre anni. La nomina, attesa da giorni, conferma la scelta del Governo di puntare sulla continuità interna. Lo stesso ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, aveva anticipato l’intenzione di affidare la guida del colosso ferroviario a una figura cresciuta all’interno dell’azienda. Barese, 50 anni, ingegnere, Strisciuglio è entrato nel gruppo Fs nel 2002 e negli ultimi anni ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Trenitalia, costruendo un percorso professionale interamente sviluppato nelle Ferrovie dello Stato. Secondo fonti presenti alla riunione del Consiglio di amministrazione, durante il suo primo intervento da Ad il manager avrebbe ricordato con emozione i suoi venticinque anni trascorsi nel gruppo. Subito dopo la nomina ha incontrato nella sede centrale di piazza della Croce Rossa, a Roma, il vicepremier Matteo Salvini, che si è congratulato personalmente con il nuovo amministratore delegato sottolineando come la sua lunga esperienza da “ferroviere” rappresenti un valore aggiunto per affrontare le sfide future del settore e proseguire il percorso di modernizzazione della rete ferroviaria italiana. Il mandato affidato a Strisciuglio non rappresenta dunque una soluzione temporanea, come era stato ipotizzato nelle settimane precedenti, ma un incarico pieno che consentirà al nuovo vertice di definire una strategia di lungo periodo, accompagnando il gruppo anche verso le elezioni politiche del 2027. Tra i primi dossier sul tavolo ci saranno le nomine dei nuovi vertici delle principali controllate, a partire da Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. Per la guida di Trenitalia circolano i nomi di Sabrina De Filippis, attuale amministratrice di Fs Logistix, oltre a Domenico Scida e Simone Gorini, mentre per Rfi prende quota la conferma dell’attuale amministratore delegato Aldo Isi. Il nuovo management dovrà inoltre gestire una fase particolarmente delicata per il sistema ferroviario nazionale. Se da un lato i dati evidenziano un miglioramento della puntualità, con l’Alta Velocità salita al 79,6%, gli Intercity all’87,7% e i treni regionali che mantengono livelli superiori al 91%, dall’altro i numerosi disservizi registrati negli ultimi mesi hanno alimentato polemiche e critiche da parte delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori. Attualmente sulla rete sono aperti circa 1.300 cantieri destinati all’ammodernamento dell’infrastruttura, mentre ogni giorno circolano quasi 10mila treni, un livello di traffico senza precedenti che rende particolarmente complessa la gestione della rete. I lavori, ritenuti indispensabili dal Governo per rispettare il cronoprogramma degli investimenti, hanno inevitabilmente provocato rallentamenti e disagi, soprattutto lungo le linee dell’Alta Velocità. Prima di lasciare l’incarico, Donnarumma aveva presentato al Ministero delle Infrastrutture un piano operativo per affrontare la mobilità estiva, tuttora in vigore. Sul fronte del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il gruppo ha già raggiunto circa 20 miliardi di euro di spesa sui 25 miliardi complessivamente assegnati, con l’obiettivo di impegnare l’intera dotazione entro la fine dell’estate. Una delle principali sfide che attendono Strisciuglio sarà però quella di garantire una programmazione finanziaria oltre il 2026, assicurando le risorse necessarie per completare le grandi opere infrastrutturali già avviate e destinate a concludersi dopo la scadenza del Pnrr.

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