sabato, Luglio 25, 2026

Il CdM approva norma sull’imputabilità dei minori. La premier Meloni: “Chi sbaglia deve rispondere”

“Abbiamo approvato” un provvedimento “sull’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Non abbiamo abbassato l’età per la imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri in merito al disegno di legge sulle modifiche in materia di imputabilità del minore approvato dal Consiglio dei ministri. “Oggi la imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso perché c’è una sorta di presunzione di non imputabilità, cioè di incapacità di intendere e di volere da parte dell’infra-diciottenne ultra-quattordicenne. Con questa norma noi invertiamo l’onere della prova, nel senso che diamo per presupposta, cioè proviamo, una presunzione di capacità di intendere e di volere per l’ultra-quattordicenne infra-diciottenne, salvo ovviamente la prova contraria, che può essere trovata a seguito di indagini che possono essere disposte dal pubblico ministero o dal giudice nei casi di competenza”, ha aggiunto Nordio. “Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il ddl sull’imputabilità dei minori. “Questa norma – prosegue – colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla. Oggi il governo – spiega Meloni – ha approvato un ddl che cambia le regole sull’imputabilità dei minori: voglio spiegarvi cosa cambia e perché. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire con l’arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, con norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Oggi facciamo un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda di un reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità”. “E’ chiaro – spiega Meloni – che la norma da sola non risolve il problema né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo sul piano della repressione. Questo provvedimento è un tassello in un pecorso molto più difficile, spesso silenzioso, perché un ragazzo di 15 o 16 anni che diventa violento o commette reati quasi mai ci arriva da solo. Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro, sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili. E noi – assicura la premier – stiamo lavorando su tutti questi fronti, tutto si tiene insieme: la fermezza senza alternativa non basta ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema. Alcuni risultati si iniziano a vedere, per questo vogliamo insistere. Perché uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano e ha il dovere di essere severo con chi sbaglia ma anche presente con chi rischia di perdersi perché non c’è vera libertà senza responsabilità”.

 

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