Non c’è stato alcun inquinamento dei terreni a causa delle polveri di ricaduta generate dal rogo che, lo scorso 12 luglio, ha distrutto lo stabilimento per il riciclo dei rifiuti urbani Remat a San Giorgio a Liri. È quanto è emerso con certezza dai risultati delle analisi condotte dall’Arpa Lazio (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) e diffusi nella giornata di oggi. I tecnici dell’agenzia regionale avevano effettuato prelievi di campioni di terreno in nove località differenti nell’area interessata dall’incendio. Gli esami di laboratorio non hanno evidenziato la presenza di sostanze inquinanti di alcun genere. Alla luce di questi esiti negativi, l’Arpa ha valutato che non sussistano i presupposti e le condizioni per procedere a un ulteriore monitoraggio delle acque sotterranee. Resta comunque alta l’attenzione sul fronte delle risorse idriche e della filiera alimentare. Nei giorni scorsi sono stati eseguiti prelievi sui campioni d’acqua in attuazione del protocollo d’intesa siglato tra la Asl di Frosinone e il gestore idrico Acea Ato5, accordo che prevede una sorveglianza continuativa della durata di un anno. In parallelo, le autorità competenti hanno avviato verifiche analitiche anche sulle colture e sugli ortaggi della zona, al fine di escludere qualsiasi rischio di contaminazione della catena alimentare; i risultati di questi test agricoli saranno pubblicati e resi noti nel corso dei prossimi giorni. Se sul piano ambientale arrivano notizie rassicuranti, il quadro produttivo e occupazionale subisce invece un duro colpo: la Remat ha ufficialmente cessato ogni attività. L’azienda ha comunicato di non essere più nelle condizioni materiali di proseguire la lavorazione per il recupero di carta, vetro, plastica e alluminio dai rifiuti urbani, interrompendo così un servizio fondamentale che serviva ben 91 Comuni della provincia di Frosinone.








