lunedì, Agosto 10, 2026

Addio a Livio Berruti, morto a 87 anni il mitico campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960

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E’ morto Livio Berruti, il campione olimpico ai Giochi di Roma 1960 nei 200 metri. La leggenda dell’atletica italiana e protagonista di una delle pagine più celebri dello sport azzurro, aveva 87 anni. Fu il primo europeo a conquistare il primo posto sul podio nella specialità a 21 anni, interrompendo la lunga supremazia dei velocisti nordamericani nella specialità. Lascia la moglie Silvia Balma, avvocato di professione, che aveva sposato nel 1998. I funerali si terranno in forma privata. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha disposto le bandiere a mezz’asta nella sede del Foro Italico, dichiarando il lutto per il mondo sportivo. “Ci ha lasciato un’altra icona del nostro mondo sportivo. Nessuno di noi dimenticherà mai la sua vittoria a Roma 1960. Berruti è stato un campione inarrivabile, le cui gesta resteranno nella storia del nostro sport: ha fatto sognare l’Italia e con il suo oro ai Giochi di Roma ci ha reso orgogliosi e fieri della nostra italianità”, ha dichiarato Buonfiglio si legge sul sito. Leggero, elegante, quasi sospeso sulla pista. Livio Berruti era fatto così: un metro e 80 per 66 chili, fisico filiforme, falcata ampia e una corsa che sembrava non richiedere sforzo. L’immagine degli occhiali scuri, dei calzini bianchi e di quel corpo che pareva galleggiare sulla pista dell’Olimpico è rimasta una delle fotografie più felici dello sport italiano del Novecento. Nato a Torino il 19 maggio 1939, figlio unico di una famiglia benestante originaria di Stroppiana, nel Vercellese, Berruti fu uno dei giovani migliori di quella stagione dello sport scolastico che aveva in Bruno Zauli uno dei suoi principali artefici. L’atletica, nella sua vita, arrivò quasi per caso. La sua vera passione era il tennis, disciplina alla quale avrebbe voluto dedicarsi. Fu il professore di ginnastica Melchiorre Bracco, al liceo Cavour di Torino, a convincerlo a partecipare alla fase provinciale dei Giochi Studenteschi. La prima gara cronometrata sui 100 metri si concluse con una vittoria in 11″4. Il tempo scese rapidamente a 11″ netti, abbastanza perché la Fidal si accorgesse di quel ragazzo taciturno e lo inviasse al centro federale di Schio. A diciotto anni era già in nazionale; a diciannove sarebbe diventato il primo italiano capace di correre i 100 metri in 10″3. Più sorprendente fu la trasformazione in specialista dei 200 metri. La famiglia, preoccupata per la sua costituzione esile, non era convinta che potesse sostenere lo sforzo della distanza doppia. Un medico amico del padre arrivò a scrivere alla federazione chiedendo che fosse tenuto lontano dai 200: “È troppo gracile per quello sforzo”. Il consiglio non venne seguito da Peppino Russo, responsabile della velocità, che comprese prima di altri le potenzialità del giovane piemontese. Fu una scelta decisiva. Nel 1959 Berruti corse in 20″7 all’Arena di Milano, allora dotata di una pista in terra lunga 500 metri, e poco dopo entrò definitivamente nel gruppo dei grandi. A Duisburg, nell’arco di appena 24 ore, riuscì a battere due dei migliori velocisti europei del momento: il tedesco Armin Hary sui 100 metri e il francese Abdou Seye sui 200.Nato a Torino il 19 maggio 1939, ha ottenuto due primati mondiali.

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