lunedì, Agosto 10, 2026

Anzio, sequestro preventivo nei confronti di un’azienda di prodotti da forno

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Operazione della Guardia di Finanza nel territorio di Anzio e Nettuno, dove i militari del Comando Provinciale di Roma, su delega della Procura della Repubblica di Velletri, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Velletri nei confronti di un’azienda attiva nella produzione e nel commercio di prodotti da forno. Il provvedimento nasce dagli accertamenti condotti dalla Compagnia di Nettuno nell’ambito di una procedura di liquidazione giudiziale riguardante una società a responsabilità limitata, titolare di tre punti vendita sul territorio. Secondo quanto emerso dalle indagini, il patrimonio dell’azienda sarebbe stato sottratto alla massa dei creditori attraverso il trasferimento dei beni a una nuova ditta individuale, formalmente intestata alla figlia dell’amministratore della società sottoposta a liquidazione. Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato la mancata esibizione delle scritture contabili obbligatorie, una circostanza che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe impedito di ricostruire in maniera completa il patrimonio effettivo della società e le relative disponibilità finanziarie. Sulla base degli elementi raccolti nel corso delle verifiche, l’amministratore della società e la figlia sono stati segnalati all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Il Tribunale di Velletri ha quindi disposto il sequestro dei beni aziendali strumentali presenti all’interno dei tre esercizi commerciali, ponendo un vincolo giudiziario sulle attrezzature e sulle altre dotazioni necessarie allo svolgimento dell’attività. La vicenda ha successivamente preso una direzione orientata alla salvaguardia della continuità aziendale: dopo l’esecuzione del sequestro, le parti indagate hanno raggiunto un accordo con il curatore e con l’Autorità giudiziaria che consente di mantenere il vincolo penale sui beni, permettendone tuttavia l’utilizzo per proseguire l’attività d’impresa. L’intesa prevede il pagamento di un canone mensile di 1.500 euro, soluzione individuata con l’obiettivo di evitare l’interruzione dell’attività e tutelare, allo stesso tempo, i livelli occupazionali e gli interessi della procedura. Il provvedimento rappresenta quindi un passaggio rilevante nell’ambito degli accertamenti sulla gestione del patrimonio societario, ma non determina responsabilità definitive a carico delle persone coinvolte. Il procedimento si trova infatti ancora nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, nei confronti degli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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