“A causa dell’attività eruttiva dell’Etna e contestuale emissione di cenere vulcanica in atmosfera, è stata disposta l’estensione della chiusura degli spazi corrispondenti al settore B3. Sono sospese le attività di volo in arrivo e partenza all’aeroporto di Catania fino alle 02:00 ora locale del 14 agosto. I passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree”, rende noto la Sac, società che gestisce lo scalo etneo. La nube di cenere dell’Etna, in attività da giorni, continua per altro a muoversi verso sud e sudovest. Lo fa sapere nel suo bollettino il Vaac (Volcanic Ash Advisory Center) di Tolosa, secondo cui le ceneri si stanno spostando dalla Sicilia verso la parte orientale di Malta e il nord della Libia, ma con concentrazioni minori. Sulle limitazioni operative dell’aeroporto di Catania si è espresso Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia: “L’Etna è un fenomeno naturale imprevedibile e nessuno può impedire a un vulcano di eruttare. Ma non possiamo considerare imprevedibili le conseguenze che un’eruzione può determinare sulla mobilità di una regione. Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con la sospensione dei voli e con pesanti ripercussioni su passeggeri, imprese e turismo. E la domanda è sempre la stessa: dov’è il Piano B?”. “Stiamo parlando di uno degli aeroporti più importanti d’Italia per numero di passeggeri, un’infrastruttura strategica non soltanto per Catania e per la Sicilia orientale, ma per l’intera economia dell’Isola – afferma – Non possiamo continuare a gestire le conseguenze delle eruzioni esclusivamente attraverso provvedimenti emergenziali assunti quando l’emergenza è già iniziata. È evidente che la sicurezza deve essere sempre la priorità e che, quando le condizioni non consentono di operare, la sospensione dei voli è inevitabile. Ma proprio perché l’Etna è un vulcano attivo, e sappiamo che eventi di questo tipo possono verificarsi, è indispensabile disporre preventivamente di un sistema alternativo di collegamenti. Un vero Piano B dovrebbe prevedere procedure già definite per il trasferimento dei voli sugli altri scali siciliani, in particolare Comiso, ma anche un sistema di collegamenti terrestri straordinari, assistenza ai passeggeri e un coordinamento immediato tra aeroporti, compagnie aeree, Regione, Protezione civile e sistema dei trasporti”. “Non possiamo chiedere all’Etna di essere prevedibile – conclude – Possiamo però chiedere alle istituzioni di esserlo.Una regione che aspira a essere una grande destinazione turistica internazionale deve avere un sistema di mobilità capace di reagire immediatamente agli eventi naturali senza lasciare passeggeri e imprese in balia dell’emergenza”. Rispetto alle polemiche sul’aeroporto di Catania e la sua gestione dell’emergenza è intervenuto anche il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci: “Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto”, ha detto, specificando che “quanto sta accadendo in questi giorni negli aeroporti di Catania e Comiso, con cancellazioni, ritardi e pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva, ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo”. “Non lo ricordo – sottolinea – per rivendicare primogeniture né per alimentare polemiche, ma solo per un invito alla riflessione di tutti. Già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna. Non ci limitammo a sollevare il problema: inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo; facemmo inoltre elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di sette province su nove. Quella mia idea non trovò sostegno. Da allora sono trascorsi quasi trent’anni, il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti enormemente, mentre le conseguenze delle eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a condizionare l’operatività degli aeroporti orientali e a renderli, sul piano reputazionale, poco attrattivi in termini di mobilità e accessibilità. Tornai sul tema da presidente della Regione, incontrando la ostilità della società di gestione e l’indifferenza degli enti locali interessati”.








