E’ morto a 98 anni Fulvio Lucisano, il decano dei produttori cinematografici italiani, protagonista per oltre 70 anni della settima arte nel nostro Paese. A darne conferma la figlia Paola che in un post in cui scrive: “Riposa in pace Papà”. Tra i tantissimi titoli prodotti da lui “Ricomincio da tre”, “Il grande cocomero,” “Ninfa plebea”. Lucisano, che è stato anche presidente dell’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali) dal 1998 al 2001. “Con Fulvio Lucisano – dichiara il ministro della Cultura Alessandro Giuli – scompare uno dei grandi artefici del cinema italiano. Ha rappresentato un modo di fare cinema fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore.” “Ha saputo raccontare il Paese attraverso un cinema popolare, artigianale e sincero, profondamente legato alle sue radici”, ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri Lucisano era nato a Roma il 1° agosto 1928, in una famiglia dalle origini calabresi: il padre era di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Crescuto negli anni del fascismo e della guerra, si era laureato in Giurisprudenza all’Università ‘La Sapienza’ di Roma nel 1954. Ma già nel 1949 il percorso professionale era cominciato quando, 21 anni, aveva partecipato alla realizzazione di “Anno Santo”, documentario dedicato al Giubileo del 1950. L’anno successivo comincia a collaborare con l’Istituto Luce per i cinegiornali destinati all’America Latina. Lucisano aveva mosso i primi passi alla fine degli Anni ’40 all’Istituto Luce dedicandosi alla produzione documentaristica. E prima di approdare al lungometraggio di finzione, realizzò circa 300 documentari. Nel 1955 il passaggio decisivo: Lucisano produce “I quattro del getto tonante”, diretto da Fernando Cerchio ed è il suo primo lungometraggio. Nel 1958 fondò la Italian International Film (Iif), contribuendo in modo decisivo allo sviluppo del cinema popolare e d’autore. E la sua casa di produzione divenne una delle realtà italiane più importanti non solo nella produzione cinematografica (circa centosessanta pellicole) ma anche in quella televisiva (a partire dal 2004, ad esempio con Mina Settembre) con film e serie prodotti e distribuiti che spaziano in tutti i generi. Tra i tantissimi riconoscimenti ha collezionato 5 David di Donatello tra cui il premio per “Il grande cocomero” e il David Speciale alla carriera nel 2009 , 4 Nastri d’Argento e due nomination agli Oscar. Nel 2005 la Mostra di Venezia gli aveva dedicato un omaggio alla carriera e due anni dopo era arrivato il titolo di Cavaliere del Lavoro. Nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, Laura Delli Colli ne ha raccontato la storia nel volume “Fulvio Lucisano, sotto il segno del cinema” (Edizioni Sabinae). Lucisano ha collaborato con alcuni tra i più grandi artisti del cinema italiano, da Lina Wertmuller a Luigi Comencini, da Alberto Sordi a Luciano Salce, da Mario Bava a Massimo Troisi, da Francesca Archibugi a Fausto Brizzi. Dal primo film prodotto nel 1955, “I quattro del getto tonante”, ha collezionato tanti successi tra cui “Cosa avete fatto a Solange?” (1972), “Tre tigri contro tre tigri” (1977), “Aragosta a colazione” (1979), “Ricomincio da tre” (1981), “Il ras del quartiere” (1983), “Un ragazzo di Calabria” (1987), “Il grande cocomero” (1993), “L’anno prossimo vado a letto alle dieci” (1995), “Ninfa plebea” (1996), “Fantozzi – Il ritorno” (1996), “La mia vita a stelle e strisce” (2003), “Notte prima degli esami” (2006), “Cemento armato” (2007) ed “Ex” (2009), “Non ci resta che il crimine” (2019).







