sabato, Agosto 22, 2026

L’inerzia della pubblica amministrazione e l’intervento del giudice

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Nonostante la richiesta formale presentata dai familiari, la risposta delle istituzioni sanitarie e comunali non sarebbe arrivata nei tempi attesi, costringendo la famiglia a rivolgersi per la prima volta al Tribunale Amministrativo Regionale per contestare l’inerzia degli enti pubblici. Il primo intervento della magistratura amministrativa risale all’ottobre 2023, quando il TAR Lazio accolse le ragioni dei ricorrenti e ordinò alle amministrazioni coinvolte di concludere il procedimento necessario a definire il percorso assistenziale della giovane. Una pronuncia che, tuttavia, non fu sufficiente a sbloccare immediatamente la situazione. L’assistenza richiesta non venne infatti attivata nell’immediato e, alcuni mesi più tardi, si rese necessario un nuovo passaggio davanti ai giudici. Nel marzo 2024 il TAR intervenne nuovamente, nominando il sindaco di Ardea commissario incaricato di adottare gli atti necessari per superare l’impasse amministrativa e arrivare alla definizione del piano. Il Piano di assistenza individualizzato venne infine sottoscritto il 26 marzo 2024, ponendo formalmente fine a un percorso amministrativo durato diversi mesi e caratterizzato da ripetuti interventi della magistratura. Proprio sulla base dei ritardi accumulati e delle difficoltà affrontate nel periodo precedente all’attivazione dell’assistenza, nell’aprile 2024 la famiglia avviò un nuovo giudizio, questa volta finalizzato a ottenere il risarcimento dei danni che riteneva di aver subito. La richiesta comprendeva sia il danno morale sia quello materiale, collegati alle conseguenze della gestione della giovane all’interno dell’abitazione familiare in assenza, secondo la prospettazione dei ricorrenti, del necessario sostegno pubblico. L’importo complessivamente richiesto superava gli 800mila euro ed era stato quantificato facendo riferimento ai criteri utilizzati dalle tabelle per la valutazione del danno alla persona. La controversia si è così spostata dal tema dell’attivazione dell’assistenza a quello, distinto, dell’eventuale responsabilità risarcitoria delle amministrazioni coinvolte. Un passaggio che ha aperto un nuovo fronte giudiziario tra la famiglia e gli enti pubblici chiamati in causa, con al centro non soltanto la ricostruzione dei ritardi amministrativi, ma anche la possibilità di ottenere un ristoro economico per le conseguenze che quei ritardi avrebbero prodotto.

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