mercoledì, Settembre 16, 2026

Ladispoli piange Sergio Nardocci, il maestro di calcio e di vita che ha cresciuto generazioni di ragazzi

Ladispoli piange Sergio Nardocci, storico allenatore e figura indimenticabile del calcio cittadino, scomparso all’età di 93 anni. Per decenni è stato molto più di un tecnico: un punto di riferimento per generazioni di giovani, un educatore capace di trasmettere attraverso il pallone valori, disciplina, rispetto e passione. Il suo nome è rimasto legato alla storia calcistica della città e alla vecchia Us Ladispoli, società nella quale tanti ragazzi hanno mosso i primi passi e imparato non soltanto a giocare, ma anche a stare insieme e ad affrontare le difficoltà. Tra coloro che hanno voluto ricordarlo c’è anche Paolo Baldieri, ex calciatore ladispolano arrivato fino alla Serie A con le maglie di Roma e Lecce e protagonista anche in Nazionale, che proprio a Nardocci attribuisce una parte importante del proprio percorso umano e sportivo. Il suo ricordo parte da quando aveva meno di sei anni e suo padre lo accompagnò al campo sportivo di Ladispoli, proprio davanti casa. Un bambino piccolo, ancora lontano dall’idea di poter intraprendere una carriera nel calcio, rimase incantato davanti al terreno di gioco e ai ragazzini che stavano giocando. Nardocci parlò con il padre di Baldieri, preoccupato che il bambino potesse essere troppo piccolo per affrontare fisicamente gli altri, poi decise di metterlo alla prova con un pallone e alcuni cerchi disegnati sul muro. Baldieri si tolse i sandali estivi e iniziò a calciare con il sinistro, centrando ripetutamente i bersagli. Una prova che convinse immediatamente Nardocci: dopo appena mezz’ora il piccolo Paolo era già in campo con gli altri ragazzi, con una casacca addosso, pronto a giocare la sua prima partitella. Quel giorno gli vennero prestati anche degli scarpini da calcio, un oggetto che fino a quel momento non aveva mai indossato e che, da quel momento, sarebbe diventato parte della sua quotidianità. Pioggia, vento, neve o grandine, Baldieri sarebbe stato sempre al campo. Un rapporto nato quando era bambino e rimasto vivo anche dopo l’inizio della carriera professionistica, quando Nardocci continuò a rappresentare per lui una presenza importante e una sorta di allenatore della vita. Nel suo messaggio di addio, Baldieri ha ricordato come il maestro ladispolano sia stato capace di accompagnare tantissimi ragazzi, diventando per alcuni quasi una figura paterna e per altri un fratello maggiore, soprattutto per quei giovani che avevano maggiormente bisogno di un punto di riferimento. Un ruolo che andava ben oltre il calcio e che spiega il legame profondo costruito negli anni con la comunità. Baldieri ha ricordato anche di aver portato successivamente i propri figli a conoscere Nardocci, riconoscendo nel suo insegnamento gli stessi valori di educazione e altruismo che aveva ricevuto dalla propria famiglia. L’ultima visita risale a tre anni fa, quando l’ex calciatore tornò a trovare quello che considera il suo primo allenatore e una delle persone più importanti della sua formazione. Anche allora, racconta, Nardocci era rimasto fedele a se stesso, con la consueta ironia e la capacità di sdrammatizzare ogni situazione. Un ultimo incontro diventato oggi un ricordo ancora più prezioso e accompagnato da una parola semplice ma profondamente significativa: “Grazie”. La scomparsa di Nardocci lascia così un vuoto non soltanto nel mondo sportivo, ma in un’intera comunità che lo ha conosciuto e apprezzato per la sua capacità di stare accanto ai ragazzi e di seguirli anche oltre il campo. Sono tanti gli ex giocatori, i cittadini e gli appassionati che in queste ore stanno ricordando un uomo considerato da molti un autentico maestro di calcio e di vita. Il suo insegnamento resterà legato alle tante generazioni cresciute sui campi di Ladispoli e alle storie di quei bambini che, attraverso il pallone, hanno imparato qualcosa che andava molto oltre il risultato di una partita. L’ultimo saluto a Sergio Nardocci è in programma domani mattina alle 10 nella chiesa Santa Maria del Rosario, dove la città potrà stringersi attorno alla famiglia e rendere omaggio a un uomo che per decenni ha rappresentato una presenza costante nel tessuto sportivo e sociale di Ladispoli.

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