mercoledì, Settembre 16, 2026

Viterbo, la Lega chiede di estendere “Strade Sicure”: Micci punta a un presidio militare nelle zone critiche

Estendere l’operazione “Strade Sicure” anche a Viterbo, inserendo il capoluogo della Tuscia tra le città interessate dal dispositivo di presidio delle Forze armate. È la richiesta avanzata da Andrea Micci, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega, in vista della discussione alla Camera della risoluzione promossa dal partito per ampliare l’impiego dei militari sul territorio nazionale. Secondo quanto riferito da Micci, Viterbo è tra i 61 capoluoghi di provincia nei quali non è attualmente presente un presidio fisso dell’operazione. La proposta della Lega punta a rafforzare il contingente di “Strade Sicure”, oggi impiegato in supporto alle forze di polizia per la vigilanza di siti e aree sensibili. La normativa vigente prevede infatti l’impiego dei militari nell’ambito di servizi di presidio del territorio e di vigilanza di obiettivi individuati come sensibili. Per Micci, l’eventuale estensione del dispositivo dovrebbe riguardare in particolare le zone della città dove, secondo le segnalazioni e le cronache richiamate dal consigliere, si sono verificati episodi di microcriminalità e situazioni di degrado. Nel mirino vengono indicati soprattutto viale Trento, San Faustino, il Sacrario e alcuni vicoli del centro storico. L’esponente della Lega riconosce il lavoro svolto quotidianamente dalle forze dell’ordine e dalla Polizia Locale, ma ritiene necessario affiancare all’attività ordinaria un ulteriore presidio dello Stato, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la presenza nelle aree considerate più esposte. A rafforzare la richiesta viene citato anche quanto accaduto recentemente in viale Trento, dove, secondo quanto riportato da Micci, si sarebbero verificate quattro risse nell’arco della stessa giornata, rendendo necessari ripetuti interventi dei carabinieri. Il consigliere richiama inoltre le segnalazioni provenienti dai residenti riguardo a situazioni di bivacco e degrado nelle zone centrali e alle presunte attività di spaccio nei vicoli del centro storico, anche in prossimità di edifici scolastici. Si tratta di circostanze che vengono indicate come elementi di preoccupazione e che, secondo la posizione espressa dalla Lega, renderebbero necessario un rafforzamento del presidio nelle aree maggiormente frequentate da cittadini, studenti e famiglie. «Viterbo ha bisogno di un presidio fisso dei militari nelle zone critiche della città», sostiene Micci, ribadendo al tempo stesso l’apprezzamento per l’operato delle forze dell’ordine e della Polizia Locale. La richiesta è quindi quella di affiancare l’attività già svolta sul territorio con una presenza aggiuntiva, immaginata come presidio permanente e attiva 24 ore su 24 nelle zone individuate. La proposta si inserisce nel confronto nazionale sull’operazione “Strade Sicure”. Una precedente risoluzione della Lega, esaminata dalla Commissione Difesa della Camera, chiedeva di portare il contingente fino a 10mila militari e di rafforzare i presidi nelle città, nelle stazioni e nei luoghi sensibili; nel corso dell’esame parlamentare erano emerse anche posizioni differenti sull’opportunità di utilizzare ulteriormente le Forze armate per il controllo del territorio, rispetto alla possibilità di concentrare maggiori risorse sugli organici delle forze di polizia. Nel caso di Viterbo, Micci auspica che la proposta trovi il sostegno della maggioranza e che il capoluogo possa essere inserito tra le città interessate dal dispositivo. L’obiettivo indicato dal consigliere è quello di rafforzare la percezione e le condizioni di sicurezza nelle aree dove vengono segnalate maggiori criticità, senza mettere in secondo piano il ruolo delle forze dell’ordine e della Polizia Locale. «Non intendiamo abituarci al degrado», è il messaggio conclusivo di Micci, che chiede una «decisa inversione di marcia» nelle politiche dedicate alla sicurezza urbana. La richiesta di un presidio militare a Viterbo resta ora legata all’iter parlamentare della risoluzione e alle successive eventuali decisioni del Governo sull’estensione dell’operazione.

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