mercoledì, Febbraio 18, 2026

La giustizia britannica ha negato il ricorso alla Corte Suprema per Julian Assange: sarà estradato negli Usa

La giustizia britannica ha negato il ricorso alla Corte Suprema per Julian Assange contro il via libera all’estradizione negli Usa dato nei mesi scorsi in Appello. Con questa decisione si spalanca la strada alla consegna oltre oceano, dove il fondatore australiano di WikiLeaks rischia una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere documenti riservati. Per il 50enne attivista australiano (inseguito da oltre un decennio dalle autorità Usa per aver contribuito alla diffusione dal 2010-2011 di una montagna di file classificati sottratti agli archivi Usa, Pentagono incluso, e a svelare prove di crimini di guerra commessi tra Afghanistan e Iraq) si è trattato dell’epilogo più prevedibile. La Corte Suprema del Regno, a cui i suoi avvocati erano stati autorizzati a rivolgersi con un’istanza da ultima chance a gennaio, si è infatti rifiutata di riesaminare il caso, liquidando come insussistenti “i punti di diritto” invocati dalla difesa per una revisione del verdetto di secondo grado: quello col quale i magistrati d’Appello avevano ribaltato a dicembre il no all’estradizione opposto in prima istanza dalla giudice Vanessa Baraister sulla base delle condizioni di salute e psichiche di Assange – che ha trascorso sette anni da rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra e poi altri tre nel penitenziario di massima sicurezza londinese del Belmarsh in attesa di giudizio, malgrado nel frattempo fossero cadute le controverse accuse di stupro presentate in parallelo nei suoi confronti dalla magistratura svedese – e di una perizia che lo indicava a rischio di suicidio se lasciato ai rigori della giustizia statunitense. A questo punto il dossier è destinato a tornare sul tavolo di Baraister, che non potrà fare altro se non prendere atto della decisione finale e trasferire le carte al ministro dell’Interno per il necessario placet politico (scontato da parte della titolare attuale dell’Home Office nel governo di Boris Johnson, Priti Patel) all’esecuzione del contestatissimo provvedimento d’estradizione al grande alleato di Washington: entro un termine di 28 giorni che scatterà anche laddove gli avvocati difensori tentassero di rivolgersi a una Corte internazionale.
Redazione
Redazione
La nostra linea editoriale è fatta di format innovativi con contenuti che spaziano dalla politica allo sport, dalla medicina allo spettacolo.

Articoli correlati

Ultimi articoli