
La giornalista di Novaya Gazeta Elena Milashina, autrice di numerose inchieste su violazioni dei diritti umani in Cecenia, fra cui quella sugli abusi e uccisioni di persone Lgbtq nel 2017, è stata aggredita poco dopo il suo arrivo nella Repubblica del Caucaso per presenziare al tribunale Akhmat all’udienza conclusiva del processo a carico di Zarema Musaeva accusata in ritorsione contro l’attività politica dei figli, entrambi oppositori e rifugiati all’estero, Abubaka e Ibrahim. Musaeva, rapita a Nizhni Novgorod nel gennaio del 2022 e portata in seguito in Cecenia, è stata condannata a cinque anni e mezzo di carcere, la pena chiesta dall’accusa. Oggi un gruppo di uomini armati e con il volto coperto hanno aggredito brutalmente Milashina e l’avvocato Aleksandr Nemov coinvolto nel caso Musaeva. La donna, che ha 53 anni e ha gravi problemi di salute, è stata giudicata colpevole di aggressione a pubblico ufficiale e frode. La sentenza pronunciata oggi “equivale a una condanna a morte”, ha commentato Abubakar Yabgulbaev.







