domenica, Gennaio 25, 2026

Nato, oggi il vertice a Vilnius: il piano per avvicinare l’Ucraina all’Alleanza

Non l’adesione alla Nato, ma un “pacchetto” con tre “elementi” per “portare l’Ucraina più vicina” all’Alleanza. E’ quello che i leader dei 31 Paesi membri dovrebbero offrire tra oggi e domani al presidente Volodymyr Zelensky, nel summit dei capi di Stato e di Governo che si tiene a Vilnius, in Lituania, dove abbondano le bandiere ucraine e persino gli autobus portano la scritta “Lithuania loves Ukraine” sul pannello frontale. Il primo elemento, come ha spiegato il segretario generale Jens Stoltenberg, sarà un programma “pluriennale” di assistenza per Kiev, focalizzato sulla “difesa” e sulla “sicurezza”, inclusi gli “ospedali militari”, sempre più necessari in una guerra di attrito, che miete vittime e produce feriti a ritmi industriali. Il programma aiuterà anche Kiev a compiere la necessaria “transizione” dagli equipaggiamenti dell’era sovietica agli standard Nato. Secondo, verrà creato un Consiglio Nato-Ucraina, che si riunirà mercoledì per la prima volta, con la partecipazione del presidente Zelensky, che avrà un forte significato simbolico. Il Consiglio Nato-Ucraina sarà “una piattaforma per le consultazioni in tempo di crisi e per prendere decisioni”. Terzo, i leader alleati riaffermeranno che “l’Ucraina diventerà un membro della Nato” e che sono “uniti su come portare Kiev più vicina a questo obiettivo”. Su questo punto cruciale, Stoltenberg non è sceso nei dettagli, ma ha rimandato alle conclusioni del summit che saranno concordate dai leader. La memoria corre al summit di Bucarest del 2008, con l’assicurazione a Georgia e Ucraina che sarebbero diventate membri della Nato, senza precisare quando né come, quello che alcuni studiosi hanno definito “il peggio di entrambi i mondi”, perché ha lasciato i due Paesi in mezzo al guado. Tanto che c’è chi parla di una Bucarest 2.0. A quanto si apprende a Bruxelles, malgrado le diverse sensibilità tra gli europei condizionate dalla vicinanza geografica alla Russia, si fa sempre più strada tra gli alleati la consapevolezza che il posto di Kiev è nell’Alleanza. Gli argomenti a favore della neutralità sono stati indeboliti dall’invasione russa, la controprova che mantenere l’Ucraina nella ‘zona grigia’ ha portato alla guerra. Paradossalmente, ora che Vladimir Putin ha attaccato, chi nell’Alleanza era perplesso su un ulteriore allargamento verso est ha meno argomenti per opporsi, dato che la neutralità ha portato i russi ad invadere il territorio ucraino. Sulle modalità dell’ingresso nell’Alleanza, il discorso è diverso ma, finché la guerra è in corso, l’adesione non può avvenire, perché per la Nato comporterebbe entrare in conflitto con la Russia. È presto comunque per fare previsioni: bisognerà vedere quando e soprattutto come finiranno le ostilità. Tutti, anche gli ucraini che non possono dirlo apertamente perché stanno combattendo una guerra che deciderà i destini della loro nazione, sanno che a un certo punto bisognerà trattare, tanto più che la controffensiva, anche se non avrebbe ancora raggiunto il culmine, fatica a sfondare, a causa delle mine piazzate dai russi e dell’allagamento causato dal crollo della diga sul Dniepr. Tanto è stata avventurista la prima offensiva, tanto è efficace il ripiegamento difensivo messo in atto dai russi in questa fase, osserva una fonte. La controffensiva ucraina, ha spiegato il capo del Comitato Militare della Nato Rob Bauer in un briefing a Bruxelles, è “difficile”, anzitutto perché le operazioni belliche non sono “mai una passeggiata”. Tanto più che i russi hanno realizzato “notevoli ostacoli difensivi”: a volte si trovano solo un “paio di km, altre volte 30” di “campi minati”, dopodiché ci sono seconde e terze linee. Conquistare terreno in queste condizioni è un’operazione “difficile” per gli ucraini, come sarebbe per tutti. “Lo abbiamo visto in Normandia durante la Seconda Guerra Mondiale – ricorda Bauer – quando agli Alleati occorsero sette, otto, nove settimane per spezzare le linee difensive dei tedeschi”. Per la collocazione internazionale dell’Ucraina saranno decisive la fine del conflitto e le sue modalità. Se finisse con un armistizio ‘alla coreana’, senza un trattato di pace, come si ipotizza da qualche mese, allora le soluzioni potrebbero essere diverse. Il segretario generale, in ogni caso, si è detto “fiducioso” che verrà trovata una soluzione “unitaria” sul “linguaggio” che verrà usato nel comunicato dei leader, ma non ha citato date, né scadenze temporali. I leader dei 31 Paesi dovranno quindi trovare una formula che tenga insieme le posizioni degli Stati del fianco Est, più favorevoli all’adesione dell’Ucraina, con quelli più a ovest. Quel che è certo, e su questo tutto gli alleati sono concordi, è che occorre sostenere Kiev, perché se dovesse vincere la Russia, non ci sarà alcuna adesione alla Nato da discutere. Per dirla con l’ammiraglio Bauer, se la Russia vincesse, non sarebbe “la fine dell’instabilità”, ma “l’inizio di più instabilità”, dato che i russi “vogliono tornare ai confini del 1997”, che comprendono nazioni “in cui abbiamo otto battaglioni: i Paesi Baltici, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria. Questo per noi è inaccettabile”.

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