martedì, Gennaio 27, 2026

Pratone di Torre Spaccata, spunta un vincolo: niente teatri di posa per Cinecittà

Niente da fare per otto teatri di posa nel polmone verde di Torre Spaccata. L’operazione, parte integrante d’uno dei 27 obiettivi da raggiungere con la quarte rata del PNRR, ha subito un ridimensionamento. L’area del “Pratone”, che gli undicimila cittadini che hanno sottoscritto la delibera d’iniziativa popolare chiedono di trasformare in un parco, è in larga parte di proprietà di Cassa depositi e prestiti spa. La società avrebbe dovuto cederla agli Studios per consentire la realizzazione di un imponente progetto che però ha subito una rivisitazione perché, le superfici dov’erano previsti gli investimenti, sono in parte state vincolate.

Il vincolo archeologico

l “Pratone”, come spesso ricordato dal comitati che si batte per la sua trasformazione in parco, vanta delle presenze archeologiche, caratterizzate dai ritrovamenti, negli anni, di 4 ville rurali. Il 3 novembre del 2022, la commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio ha dichiarato di “interesse archeologico particolarmente importante l’area di Torre Spaccata”che è quindi stata sottoposta a “disposizioni di tutela molto severe” si legge nella relazione licenziata lo scorso 31 maggio 2023 sullo stato di attuazione del Pnrr. Queste disposizioni “prevedono il divieto per costruzioni a carattere permanente di qualunque genere e tipo nell’area con vincolo diretto e forte limitazioni nelle restanti area sottoposte a vincolo indiretto”.

Il vincolo apposto al sito, complica quindi la realizzazione d’una parte del progetto.

Nello spazio verde che il WWF di Roma e della città metropolitana chiede di preservare, era infatti prevista la costruzione di “otto nuovi teatri di posa”.Si andavano a sommare agli altri 9 (complessivamente erano 17 quelli previsti) “i cui lavori di riqualificazione, ammodernamento, costruzione sono stati ultimati”.

L’acquisto dei terreni da Cassa depositi e prestiti

Per contribuire alla realizzazione degli 8 teatri di Torre Spaccata erano stati chiesto, attraverso il Piano nazionale di recupero e resilienza, oltre 21 milioni di euro. Un’operazione che serviva a completare altri interventi, sempre finanziati con il PNRR, relativi al potenziamento della capacità produttiva degli studi. In virtù di questo obiettivo, Cinecittà Studios e Cassa Depositi e prestiti avevano firmato, il 29 dicembre del 2021, un accordo quadro. Prevedeva l’acquisto da parte dei Cinecittà di una porzione di 31 ettari da CdP. “L’acquisto del suddetto terreno resta strategico per il raggiungimento degli obiettivi del Piano che mirano a migliorare la capacità produttiva di Cinecittà e quindi la competitività del settore cinematografico ed audiovisivo italiano” si legge nel piano esecutivo del progetto Cinecittà firmato il 31 dicembre 2022. L’acquisto del terreno, veniva riportato nello stesso documento, “può consentire il raggiungimento di una estensione del backlot (spazi esterni per il montaggio di scenografie ndr) di forte impatto, in grado di accogliere sempre più produzioni di elevata qualità, interessate all’utilizzo di scenografie all’aperto”. I finanziamenti per comprare queste superfici, di proprietà di Cassa depositi e prestiti, restano. La possibilità di farvi otto teatri di posa no. Il 19 aprile 2023, il Ministero della Cultura ha infatti richiesto “la riduzione del target finale” proprio perché “alcuni teatri non potranno essere realizzati a causa di un vincolo archeologico emerso sull’area di Torre Spaccata”. Comprare questi terreni rimane quindi “strategico” per realizzare gli obiettivi di potenziare il settore cinematografico italiano. Ma senza gli otto teatri di posa.

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