sabato, Febbraio 21, 2026

Ebrei nascosti nei conventi e sottratti alle deportazioni

Una documentazione inedita che elenca le persone, in maggioranza ebree, protette dalle persecuzioni nazifasciste della Capitale grazie al rifugio loro offerto presso istituzioni ecclesiali della città. Il ritrovamento è avvenuto nell’archivio del Pontificio Istituto Biblico di Roma. Si apre così un nuovo capitolo sull’epoca della Shoah a Roma.  L’elenco delle persone che furono nascoste in circa 100 congregazioni religiose femminili e in 55 maschili era già stato reso noto dallo storico Renzo De Felice nel 1961, tuttavia la documentazione integrale era stata considerata perduta. Gli elenchi ora ritrovati si riferiscono a oltre 4.300 persone, delle quali 3.600 sono identificate per nome. Dal confronto con i documenti conservati nell’archivio della Comunità Ebraica di Roma, circa 3.200 risultano con certezza ebrei. “Di questi ultimi sappiamo dove sono stati nascosti e, in talune circostanze, i luoghi di residenza prima della persecuzione”, si legge in una nota congiunta del Pontificio Istituto Biblico, della Comunità Ebraica di Roma e dello Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme. “La documentazione incrementa così significativamente le informazioni sulla storia del salvataggio di ebrei nel contesto degli istituti religiosi di Roma”. Per motivi di tutela della privacy, l’accesso al documento è al momento riservato. Il documento è stato presentato durante il workshop “Salvati. Gli ebrei nascosti negli istituti religiosi di Roma (1943-1944)” che si è tenuto oggi presso il Museo della Shoah di Roma. La documentazione rinvenuta fu compilata dal gesuita italiano padre Gozzolino Birolo tra il giugno 1944 e la primavera del 1945, subito dopo la liberazione di Roma. Birolo è stato economo del Pontificio Istituto Biblico dal 1930 fino alla sua morte per cancro nel giugno 1945. Rettore dell’Istituto in questo periodo è stato il gesuita padre Augustin Bea, che divenne cardinale nel 1959 e divenne noto per il suo impegno per il dialogo ebraico-cattolico, soprattutto per il documento del Vaticano II Nostra Aetate. Tra l’altro si tratta di nuove conferme anche all’azione svolta dal Papa dell’epoca, Pio XII, in genere criticato per il suo “silenzio” sulle persecuzioni naziste, ma che si adoperò perché gli istituti religiosi aprissero le porte al nascondimento e alla protezione di ebrei, permettendo così personalmente, non solo a Roma, la salvezza di “almeno 15 mila persone di religione ebraica”, dice ad esempio lo storico tedesco Michael Feldkamp. Gli storici coinvolti nello studio dei nuovi documenti sono Claudio Procaccia, direttore del Dipartimento Cultura della Comunità Ebraica di Roma, Grazia Loparco della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, Paul Oberholzer dell’Università Gregoriana e Iael Nidam-Orvieto, direttore dell’Istituto Internazionale per la Ricerca sull’Olocausto dello Yad Vashem. La ricerca è stata coordinata da Dominik Markl (Pontificio Istituto Biblico e Università di Innsbruck) insieme al rettore del Biblico, il gesuita canadese Michael Kolarcik. Roma fu occupata dai nazisti per nove mesi, a partire dal 10 settembre 1943 fino a quando le forze alleate liberarono la città il 4 giugno 1944. In quell’arco di tempo la persecuzione degli ebrei determinò, tra l’altro, la deportazione e l’uccisione di quasi 2.000 persone, compresi centinaia di bambini e adolescenti, su una comunità di circa 10.000-15.000 persone. 

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