venerdì, Aprile 24, 2026

Iran, a un anno dalla morte di Mahsa Amini riesplode la protesta

Resta alta la tensione in Iran a un anno dalla morte di Mahsa Amini. La giovane, di origine curda, ha perso la vita dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale di Teheran perché non portava correttamente l’hijab. E, alla vigilia del primo anniversario, è riesplosa la protesta, nonostante i divieti e gli arresti a tappeto. Graffiti e striscioni contro la Repubblica islamica sono apparsi a Teheran, mentre slogan contro la Guida suprema Ali Khamenei sono stati gridati da un centinaio di persone per le strade di Zahedan.L’imam sunnita della moschea di Zahedan, nella provincia sud orientale del Sistan Baluchistan, ha esplicitamente ricordato durante la preghiera del venerdì la giovane Mahsa e l’ondata di proteste che sono seguite alla sua morte con oltre 500 persone morte e più di 20mila arrestati. La diretta del suo sermone è stata censurata con un blocco temporaneo dell’accesso a internet, ma dopo la preghiera almeno un centinaio di persone ha marciato per le strade gridando slogan. “Non dimenticheremo il massacro di Zahedan”, hanno gridato alcuni, facendo riferimento al 30 settembre del 2022, ricordato come “il venerdì di sangue”, una giornata di durissimi scontri in città durante le proteste antigovernative che portarono alla morte di quattro agenti e di circa un centinaio di manifestanti. La rivolta per Mahsa, al grido di “donna, vita e libertà”, èandata avanti per mesi in varie città del Paese, ma a Zahedan le dimostrazioni sono continuate regolarmente quasi ogni venerdì dopo la preghiera islamica, anche quando gli attivisti nelle altre città iraniane hanno smesso di manifestare. La Repubblica islamica teme che in occasione dell’anniversario di domani le proteste esplodano anche in tutto il resto del Paese.
Nell’ultima settimana sono stati arrestati già una trentina di attivisti, mentre le misure di sicurezza sono state notevolmente rafforzate nelle principali città e anche nella capitale Teheran dove si sono visti striscioni per Mahsa appesi a dei cavalcavia e attivisti scrivere messaggi di protesta contro la Repubblica islamica sui muri delle case di alcuni quartieri.
Da giorni è particolarmente blindata la provincia del Kurdistan iraniano, dove gli agenti hanno chiesto ai cittadini di non protestare, minacciando di aprire il fuoco in caso di disobbedienza. A Saqqez, la città curda di cui Mahsa Amini era originaria, gli alberghi non accettano ospiti da fuori e la tomba della giovane à sorvegliata da telecamere mentre la famiglia ha ricevuto pressioni per non tenere cerimonie il giorno dell’anniversario e i movimenti del padre Amjad sono sotto sorveglianza.
Con nuove proteste all’orizzonte è sul punto di aggravarsi anche il già delicato rapporto tra l’Iran e l’Occidente che lo scorso anno criticò duramente Teheran, imponendo anche sanzioni, per la repressione delle dimostrazioni. Il presidente americano Joe Biden ha voluto ricordare “ogni coraggioso cittadino iraniano che è stato ucciso, ferito o imprigionato dal regime dell’Iran per aver chiesto pacificamente la democrazia e i suoi diritti fondamentali”, celebrando Mahsa Amini e definendo “storico” il movimento di contestazione.
Gli Usa e la Gran Bretagna hanno deciso nuove sanzioni così come l’Ue che si appresta a varare un decimo pacchetto di misure restrittive nei confronti di quattro persone e sei entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. “L’Ue e i suoi Stati membri riaffermano il loro forte sostegno ai diritti fondamentali delle donne e degli uomini iraniani e alle loro aspirazioni”, ha affermato l’Alto rappresentate della Politica estera dell’Ue, Josep Borrell, esortando le autorità di Teheran a rispettare i diritti civili e politici.

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