martedì, Febbraio 24, 2026

Lucha y Siesta a rischio sfratto. Regione: “ripristinare la legalità

Soddisfazione per il lavoro che sta portando avanti la giunta Rocca perché sta dando seguito a tutte le battaglie che abbiamo iniziato in opposizione al governo Zingaretti. La revoca della delibera di giunta recante la convenzione tra Regione Lazio e Lucha y Siesta non è altro che un atto di buonsenso perché mira a riqualificare l’immobile in
via Lucio Sestio per poi assegnarlo tramite una procedura ad evidenza pubblica, dando così la possibilità di partecipare a tutti gli enti e le associazioni iscritte all’albo regionale delle organizzazioni di donne impegnate nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno ai percorsi di uscita dalla violenza, assicurando oltretutto la presa in carico da parte dell’affidatario del servizio delle donne e dei minori già accolti presso la struttura”. Così Laura Corrotti, consigliere regionale Fratelli d’Italia e presidente commissione urbanistica, politiche abitative e rifiuti. Solidarietà agli attivisti invece dalla Cgil che scrive: “Da quindici anni la Casa delle Donne Lucha Y Siesta accoglie donne e minori in percorsi di fuoriuscita dalla violenza maschile, diventando negli anni anche un punto di riferimento per il territorio, un luogo di cultura e aggregazione. Questa esperienza rischia di interrompersi a causa di una delibera il cui primo effetto sarà cacciare sia le attiviste, che le donne e i bambini accolti nella struttura. Una scelta sbagliata che non va nella direzione del sostegno alle donne vittime di violenza e incoerente rispetto al recente rifinanziamento del fondo per i centri antiviolenza e le case rifugio del Lazio. “Con il 25 novembre alle porte e 93 femminicidi in soli 9 mesi, la Regione Lazio vorrebbe porre fine a una delle esperienze più significative nel contrasto alla violenza di genere – scrivono gli attivisti”. Dopo 15 anni di costruzione di un presidio antiviolenza all’avanguardia, di tavoli istituzionali che hanno condotto all’acquisizione da parte della Regione Lazio dello stabile di proprietà ATAC e alla stesura di una convenzione avanzata che riconoscesse formalmente alla comunità l’immenso valore di Lucha y Siesta, si riparte dal via. 
Due anni fa infatti, la stessa Regione Lazio sotto la guida Zingaretti aveva dichiarato salva l’esperienza di Lucha y Siesta, aggiudicandosi all’asta l’immobile dell’ATAC in fallimento e mettendo a punto un’opera di ingegneria giuridica innovativa – con una equipe fatta di amministrativi, giuriste, attiviste e esperte in violenza di genere – che, unendo Convenzione di Istanbul, legislazione per il contrasto alla violenza di genere e legislazione sui Beni Comuni, avrebbe finalmente dato un riconoscimento formale, tramite convenzione, a un’esperienza che in quindici anni ha sopperito alle falle del sistema antiviolenza locale e nazionale, sempre insufficienti in termini di accoglienza per donne e minori in fuga dalla violenza, sempre carenti negli interventi di prevenzione alla violenza di genere.
E di nuovo sembra necessario spiegare che svuotare dei corpi – richiedendo la liberazione dell’immobile – e di senso – predisponendone la messa a bando – sia un atto politico inaccettabile, una violenza istituzionale che non siamo disposte a ricevere”. 
Non cederemo di un millimetro, prosegue la nota, non ci nasconderemo dietro la burocrazia amministrativa, non ci confonderemo dentro vuoti slogan, non assomiglieremo alle vittime indifese che volete renderci e no, non ci siederemo il prossimo 25 novembre su altre panchine rosse installate per l’occasione. Continueremo a fare contrasto alla violenza con professionalità, a intrecciare alleanze con passione e a resistere a questo nuovo attacco con la moltiplicazione degli spazi di propagazione della cultura femminista e transfemminista. Intanto oggi bisogna impedire che questa delibera venga discussa e approvata. Che sia chiaro, per il prossimo 25 novembre non vogliamo panchine rosse, vogliamo Lucha y Siesta! E sappiamo che non continueremo da sol3, perché #luchasiamotutt3.

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