
“Luca Parnasi il collante dell’universo corruttivo. L’investimento nella politica come affermazione della propria credibilità”, uno dei passaggi della requisitoria della pm Luigia Spinelli. Si riparte da quanto già detto la scorsa udienza, il cosiddetto “metodo Parnasi”, illustrato già dall’altro pubblico ministero Giulia Guccione: erogazioni, finanziamenti ai politici locali, di tutti i partiti. Obiettivo: ottenere favori proprio per il suo gruppo imprenditoriale. Parnasi avrebbe utilizzato questo sistema – sostiene la pubblica accusa – anche per facilitare e sbloccare la costruzione, poi tramontata, del nuovo stadio della Roma a Tor Di Valle. L’imprenditore, che ha scelto il rito abbreviato, è in aula per le battute finali del processo che lo vede imputato insieme ad altri 22. Tra loro Giulio Centemero della Lega, l’ex tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, l’ex Presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito e l’allora vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Adriano Palozzi. Accuse che vanno dal finanziamento illecito alla corruzione. Un “sistema criminale” quello di Parnasi portato avanti da tempo, puntualizza l’accusa che cita un’intercettazione ambientale: “Spenderò qualche soldo per le elezioni. È un investimento che devo fare, molto moderato rispetto al passato”, dice l’imprenditore. Le elezioni sono le politiche del 2018 che si tennero insieme alle regionali del Lazio. Si parla di alcune presunte erogazioni irregolari di Parnasi a Palozzi e a Bonifazi.






