
Era il gennaio del 2019 quando a Matera, allora capitale europea della cultura, prendeva vita il progetto “Le città delle donne”, la creazione di una rete di comuni pronti a adottare una delibera volta a “ridisegnare le città con lo sguardo delle donne”. A promuovere l’iniziativa erano Gli Stati Generali delle Donne, un coordinamento nazionale che dal 2014 interagisce con le istituzioni nei vari territori per ottenere cambiamenti sui temi “del lavoro, dell’economia, della finanza, del femminile, dei diritti, della cultura, della scuola, della formazione, della pace e del dialogo, del ben vivere, dello sviluppo”. Con “Le città delle donne” si cerca di cocretizzare un percorso. I comuni che adottano la delibera proposta si impegnano su diversi fronti, a cominciare da quello del lavoro: valorizzazione dei risultati, superamento delle discriminazioni nei criteri di selezione, azzeramento del divario salariale tra uomini e donne. Ma le linee guida promosse dal documento indicano obiettivi a 360 gradi: il contrasto alla violenza maschile sulle donne, i finanziamenti alla medicina di genere, l’empowerment femminile con l’accesso delle donne ai ruoli di leadership nelle organizzazioni. E ci sono gli obiettivi legati alla cultura e ai saperi: la ricerca, la creazione di una “gender analysis” che metta a fuoco informazioni da dati statistici, l’educazione al rispetto, all’accettazione, all’affettività a partire dalla scuola materna. Con l’adozione della delibera “Le Città delle Donne” ora anche l’assemblea capitolina si impegna sui 23 obiettivi indicati nel documento.






