mercoledì, Marzo 4, 2026

Dalle infiltrazioni della criminalità organizzata su Roma al caso Gasparri

  L’apertura sarà affidata all’inchiesta di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi “Vizi Capitali”. Chi comanda nella Capitale d’Italia, dove quartieri interi sono trasformati in piazze di spaccio militarizzate e dove i boss ordinano omicidi come bottiglie di champagne dai menu dei ristoranti di Parioli e Ponte Milvio? La risposta arriva dai testimoni eccellenti: fiancheggiatori, avvocati, prestanome, criminali redenti e non che raccontano come sono cambiati in questi anni gli equilibri criminali nella Capitale d’Italia.Dati inediti confermano che nel secondo anno del Covid-19 gli acquisti di attività commerciali nel centro di Roma sono aumentati, mentre uno studio sulle compagini azionarie dei principali ristoranti del centro storico dimostra che gruppi di imprenditori albanesi controllano ormai alcuni dei locali più noti tra piazza Navona e Campo de’ Fiori. Alle spalle, la ‘ndrangheta e in particolare la cosca Alvaro che dal 2008 in poi ha accresciuto la sua presenza nella capitale arrivando a prendere contatti con politici di primo piano per favorire l’ingresso di candidati “amici” in Parlamento.Nella città dei prestanome, dove il clan camorristico legato a Michele Senese mantiene un ruolo di primo piano, anche l’attività di contrasto vacilla. Il Tribunale delle misure di prevenzione sequestra i locali legati alle mafie, ma troppe volte le stesse attività tornano nelle mani di altre mafie, al punto che un amministratore giudiziario arriva a dire che l’80% dei ristoranti nel centro di Roma sono ormai controllati dalla criminalità organizzata. Da quelle casse, e dalle piazze di spaccio, escono centinaia di milioni di euro che devono essere ripuliti. Sarebbe questo il compito della comunità cinese e di una manciata di piccole botteghe tessili intorno a piazza Vittorio. Secondo quanto sarebbe emerso da indagini della Guardia di Finanza, i commercianti prendono i soldi, li ripuliscono e quando serve ne assicurano il viaggio fino all’altro capo del mondo, dove quei soldi finiscono ai narcos colombiani per saldare l’ultimo carico di cocaina. Un sistema capace di drenare centinaia di milioni di euro e trasformarli in una preziosa riserva per le banche cinesi. L’apertura sarà affidata all’inchiesta di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi “Vizi Capitali”. Chi comanda nella Capitale d’Italia, dove quartieri interi sono trasformati in piazze di spaccio militarizzate e dove i boss ordinano omicidi come bottiglie di champagne dai menu dei ristoranti di Parioli e Ponte Milvio? La risposta arriva dai testimoni eccellenti: fiancheggiatori, avvocati, prestanome, criminali redenti e non che raccontano come sono cambiati in questi anni gli equilibri criminali nella Capitale d’Italia.Dati inediti confermano che nel secondo anno del Covid-19 gli acquisti di attività commerciali nel centro di Roma sono aumentati, mentre uno studio sulle compagini azionarie dei principali ristoranti del centro storico dimostra che gruppi di imprenditori albanesi controllano ormai alcuni dei locali più noti tra piazza Navona e Campo de’ Fiori. Alle spalle, la ‘ndrangheta e in particolare la cosca Alvaro che dal 2008 in poi ha accresciuto la sua presenza nella capitale arrivando a prendere contatti con politici di primo piano per favorire l’ingresso di candidati “amici” in Parlamento. Nella città dei prestanome, dove il clan camorristico legato a Michele Senese mantiene un ruolo di primo piano, anche l’attività di contrasto vacilla. Il Tribunale delle misure di prevenzione sequestra i locali legati alle mafie, ma troppe volte le stesse attività tornano nelle mani di altre mafie, al punto che un amministratore giudiziario arriva a dire che l’80% dei ristoranti nel centro di Roma sono ormai controllati dalla criminalità organizzata. Da quelle casse, e dalle piazze di spaccio, escono centinaia di milioni di euro che devono essere ripuliti. Sarebbe questo il compito della comunità cinese e di una manciata di piccole botteghe tessili intorno a piazza Vittorio. Secondo quanto sarebbe emerso da indagini della Guardia di Finanza, i commercianti prendono i soldi, li ripuliscono e quando serve ne assicurano il viaggio fino all’altro capo del mondo, dove quei soldi finiscono ai narcos colombiani per saldare l’ultimo carico di cocaina. Un sistema capace di drenare centinaia di milioni di euro e trasformarli in una preziosa riserva per le banche cinesi. 

Articoli correlati

Ultimi articoli