
La situazione nell’ospedale Nasser di Khan Yunis, attaccato dalle forze israeliane, è “catastrofica e molto pericolosa”. Lo dice alla Bbc il direttore Nahed Abu-Teima. Gli unici pazienti rimasti, spiega, sono “ammucchiati nei reparti” e “in estremo pericolo”. “Molti di questi pazienti hanno gravi lesioni spinale, agli arti, amputazioni, lesioni cerebrali che hanno portato a paralisi cerebrale ed emiplegia, e questi pazienti non possono muoversi o non possono camminare”, aggiunge, lanciando un appello all’Onu e alla Croce Rossa affinché “salvino questi pazienti malati” e gli operatori ospedalieri rimasti intrappolati. Gli Hezbollah libanesi filo-iraniani hanno affermato poco fa di aver sparato decine di razzi su Kiryat Shmona, cittadina israeliana in Alta Galilea. E questo poche ore dopo l’uccisione in un raid israeliano di almeno 13 persone, tra cui civili libanesi e un comandante militare di Hezbollah, a Nabatiye, capoluogo meridionale libanese. “Come prima risposta ai massacri di Nabatiyeh… i combattenti della resistenza islamica hanno lanciato decine di razzi di tipo Katyusha contro Kiryat Shmona”, si afferma in un comunicato di Hezbollah apparso sul suo canale Telegram. “Hezbollah ha intensificato di mezzo click, noi abbiamo intensificato di un passo intero”. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, precisando che quello di Israele è solo “un passo su 10, non possiamo attaccare solo 20 chilometri all’interno del Libano ma anche 50. A Beirut e altrove”. Gallant – che ha parlato nel nord del Paese – ha tuttavia aggiunto che Israele “non vuole una guerra, ma se è forzato prenderà i provvedimenti per consentire ai civili di ritornare alle loro case al nord”.






