
Dieci ragioni per dire no al deposito di scorie nucleari nella Tuscia. A individuarle ed elencarle è il Biodistretto della Via Amerina e Forre, tra i promotori della marcia che il prossimo 25 febbraio vedrà scendere in strada diverse associazioni e 60 Comuni della Tuscia contro l’ipotesi di ospitare il deposito scorie nel nostro territorio. Una marcia che partirà alle 9 da Gallese (piazza Castello), alle 9,30 da Vignanello (piazza Cesare Battisti), alle 10 da Corchiano (piazza del Comune, da cui muoverà il cordone principale) e alle 10,30 da Vasanello (località Santa Bruna). Alle 12 è previsto il raggiungimento del punto intermedio collocato alla stazione ferroviaria di Corchiano mentre l’arrivo è al monumento naturale Pian Sant’Angelo presso l’azienda agricola della famiglia di Fulco Pratesi. Come è ormai noto Sogin ha individuato e giudicato idonei 21 siti nella Tuscia. Il Biodistretto avverte: ”c’è più del 40% di possibilità che 95 mila metri cubi di scorie nucleari finiscano nella Tuscia, una provincia che rappresenta, per estensione, meno dell’1% del territorio nazionale. E questo è inaccettabile”. Il Biodistretto rileva che ”la società Sogin – commissariata e sulla cui trasparenza è intervenuta più volte la stessa magistratura – nella selezione dei siti italiani per lo smaltimento delle scorie nucleari ha impiegato una metodologia vecchia, arbitraria e sbagliata. La scelta di mettere all’interno di un solo deposito rifiuti a bassa e molto bassa attività con scorie a media e alta attività è un errore grave e pericoloso”. Secondo il biodistretto ”non è stato considerato il rischio grande di contaminazione di un territorio che incorpora già un alto grado di radioattività naturale ed è primo per incidenza dei tumori fra tutte le provincie del centro Italia. L’Ordine dei medici sostiene la incompatibilità del territorio viterbese con la scelta di farne il deposito di scorie nucleari”. Altra questione riguarda il fatto che si ”è ignorata l’origine vulcanica, la ricchezza delle falde di superficie, la problematica sismica e la vicinanza ai centri abitati, tutti fattori che moltiplicano i rischi di contaminazione radioattiva provocati dall’insediamento di un sito di scorie nucleari. Non si è tenuto alcun conto della presenza preziosa di aree naturali, di siti archeologici, dell’agricoltura locale che da sempre costituisce un patrimonio di eccellenze. Nella provincia di Viterbo vi sono 5 Biodistretti, riconosciuti dalla legge regionale 11/2019, essi rappresentano la maggioranza dei Comuni. I distretti biologici hanno come missione la sostenibilità ambientale, la qualità della produzione e della vita sociale. Queste strategie ecosostenibili sono incompatibili con una discarica nucleare”. Il Biodistretto della Via Amerina e Forre sottolinea che ”la selezione dei siti è avvenuta senza il coinvolgimento delle comunità locali. La Tuscia ha presentato numerose osservazioni critiche argomentate da accademici, ricercatori, produttori ed esperti. Non una di esse è stata presa in considerazione. Trentacinque sindaci del viterbese hanno chiesto di incontrare il ministro Frattin. Dopo dieci mesi, fuori da ogni logica politica, nessuna risposta, nessun gesto di attenzione, nessun dialogo da parte del ministro”. Da ultimo, ”il deposito di scorie nucleari compromette la vocazione e il dinamismo sociale del viterbese, colpisce il suo patrimonio naturale ed economico, sarebbe la condanna della Tuscia all’assistenzialismo e alla regressione demografica e ad un futuro senza popolo”. Intanto la Provincia di Viterbo e alcuni sindaci hanno già presentato ricorso contro la Cnai mentre, in vista della manifestazione di domenica il Biodistretto della via Amerina sta raccogliendo fondi su GoFoundMe per l’acquisto di bandiere e striscioni e per la promozione dell’evento attraverso volantini e locandine.






