domenica, Gennaio 18, 2026

Il presidente della Repubblica Mattarella alle Fosse Ardeatine

Sono passati 80 anni dall’eccidio delle Fosse ardeatine, il 24 marzo del 1944 ad opera delle truppe di occupazione naziste.  Oggi la cerimonia di commemorazione in Via Ardeatina, al Mausoleo, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il governatore della regione Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, i presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana, il presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera, il presidente della comunità ebraica di Roma Victor Fadlun. Cittadini e familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine hanno salutato il presidente della Repubblica all’uscita dal Mausoleo con un applauso. “Grazie presidente”, “grazie per quello  che fa per il popolo italiano”, hanno detto.“L’eccidio delle Fosse Ardeatine – ha detto il sindaco di Roma Gualtieri – fu la più grande strage urbana della Seconda Guerra Mondiale, fu realizzata con lucida follia e crudeltà, determinazione, dal nazismo col supporto del fascismo. Furono uccisi italiani, ebrei, antifascisti, resistenti, per terrorizzare la città di Roma, per intimidire la Resistenza. Fu un crimine contro l’umanità drammatico e abbiamo il dovere di ricordarlo, di onorare la memoria di quelle persone.” Una corona d’alloro in omaggio ai 335 martiri delle Fosse ardeatine è stata deposta anche presso la lapide commemorativa al Tempio Maggiore di Roma, in Lungotevere de’ Cenci da Gualtieri e Rocca, con il presidente della comunità ebraica romana Fadlun e la presidente dell’Ucei Di Segni. “Quella cava – ha detto il governatore Rocca – è l’esempio di come quelle mostruosità inghiottano gli esseri umani, così come oggi muoiono tanti civili e ostaggi innocenti sia nel conflitto tra Israele e Palestina sia in quello in Ucraina.” “Questi orrori – ha aggiunto – dovrebbero servire a ricordare che bisogna fare ogni sforzo per la pace e salvare le vittime innocenti.” Il comando tedesco di stanza nella capitale, per rappresaglia contro un attentato partigiano subito in Via Rasella, che provocò la morte di 33 soldati del terzo Reich, ordinò la fucilazione di 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Molte delle vittime trucidate in un’antica cava di arenaria alle Fosse ardeatine erano prigionieri politici (civili e militari), partigiani, ebrei, detenuti comuni prelevati dalle carceri di Regina Coeli e di Via Tasso. Terminato l’eccidio, le SS. fecero saltare con la dinamite le volte della galleria. I cadaveri rimasero sepolti sotto le macerie e gli accessi alla cava ostruiti. Fu possibile esumare le salme dei caduti ed accertarne l’identità solo dopo la liberazione di Roma.

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