Nell’aula bunker di Rebibbia si torna a parlare del furto della pistola e del relativo munizionamento a un sovrintendente capo della Polizia di Stato. Una Beretta 92 Fs e 15 colpi parabellum 9×19, contenuti nel bauletto dello scooter rubato all’agente il 4 agosto del 2019, in via Ciamarra, zona Romanina. Tre giorni prima dunque dell’omicidio del capo ultrà della Lazio, Fabrizio Piscitelli, al Parco degli Acquedotti. Un delitto mafioso, secondo la Procura, del quale è accusato l’argentino Raul Esteban Calderon. Obiettivo della difesa quello di sconfessare la testimonianza della collaboratrice di giustizia Rina Bussone e riaccendere la pista, abbandonata, secondo la quale per uccidere il Diablo sarebbero stati utilizzati l’arma e il motorino sottratti al poliziotto. La Bussone, ex di Calderon, ha sempre raccontato invece che l’allora compagno le rubò una pistola 9×21, portata via a un gioielliere durante una rapina, e con quella l’imputato avrebbe freddato il leader degli Irriducibili. Tra i testi, chiamati dai legali dell’argentino Moiraghi e Caiazza, c’è proprio l’agente derubato. Il testimone rammenta il malore avuto quel pomeriggio, la scelta di fermarsi in un bar, la scoperta del furto, le chiamate al 112 e la denuncia. Quale fosse il numero del lotto di munizioni, però, il poliziotto non lo ricorda. Ci pensa l’avvocato Caiazza a far notare che il bossolo trovato vicino al corpo di Piscitelli era un parabellum 9×19 di uno stock in dotazione alle forze dell’ordine.






