mercoledì, Marzo 11, 2026

Omicidio di Martina Scialdone, l’imputato in aula: “Chiedo perdono”

“Prego ogni giorno che Martina sia in paradiso, continuo a vederla, quel giorno siamo morti in due, io sono un cadavere vivente e ogni giorno chiedo a Gesù di portarmi via”. È quanto affermato, nel corso delle dichiarazioni spontanee, da Costantino Bonaiuti, l’ingegnere accusato dell’omicidio dell’ex compagna, Martina Scialdone, uccisa con un colpo di pistola il 13 gennaio del 2023 fuori da un ristorante a Roma. Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Appello, l’imputato si è poi rivolto a Lorenzo Scialdone, fratello della vittima, che era presente in aula, e chiedendo il suo perdono ha aggiunto: “So quanto stai soffrendo, Martina era profondamente attaccata a te – ha detto Bonaiuti – so quello che provi, anche io ho perso due sorelle, io però a differenza di Martina posso vedere la mia famiglia, lei invece non più”. Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche il fratello della donna che ha ricostruito gli ultimi drammatici istanti di vita della vittima.

Il legale parte civile: “Il ghigno dell’imputato dopo aver sparato”

”Oggi sono stati sentiti due testi-chiave, il fratello di Martina testimone oculare dell’omicidio, e poi il cuoco del locale che stava fumando una sigaretta all’esterno che ha assistito al delitto e ha riferito un particolare agghiacciante: il ghigno dell’imputato dopo aver sparato. Questo con buona pace di ogni ipotesi di un delitto accidentale o di impeto”. Così all’Adnkronos l’avvocato Mario Scialla, legale di parte civile della madre e del fratello di Martina Scialdone, l’avvocato di 34 anni uccisa il 13 gennaio 2023, dopo l’udienza del processo davanti alla Prima Corte di Assise di Roma che vede imputato l’ex compagno Costantino Bonaiuti.

Le testimonianze al processo

”Ho ricevuto una chiamata di Martina che con la voce rotta dal pianto mi chiedeva di andare a prenderla. Sentivo nella telefonata lui di sottofondo che diceva ‘mi sta cornificando’. Poi Martina mi ha richiamato per dire che non serviva ma io sono andato comunque da lei”. Così Lorenzo Scialdone, fratello di Martina, sentito come testimone nel processo. ”Quando sono arrivato ho provato ad allontanarlo da lei – ha raccontato il ragazzo che è stato testimone oculare dell’omicidio della sorella rispondendo in aula davanti ai giudici della Prima Corte di Assise alle domande delle pm titolari dell’inchiesta – Ho visto la pistola e subito ho sentito lo sparo. Ricordo Bonaiuti che aveva pistola e con le braccia tese ha sparato da un metro al petto di Martina: ho visto la macchia di sangue espandersi su maglioncino bianco di mia sorella”. In aula oggi sono stati sentiti altri testimoni presenti la notte del delitto nel locale del Tuscolano. ”Sono scene che non dimenticherò mai – ha detto uno dei testimoni che ha chiamato il 112 – Quando sono entrato nell’antibagno del locale ho visto che Martina era rannicchiata, non parlava, mi sembrava spaventata. Quando sono intervenuto lui mi ha detto ‘fatti i caz.. tua’ e mi ha strattonato. Poi li ho visti uscire dal locale e quando lei è rientrata per cercare la sigaretta elettronica, si è scusata per la situazione precedente”.

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