giovedì, Gennaio 22, 2026

Agromafie e caporalato, migliaia i braccianti sfruttati nel Lazio

Satnam Singh e tutti gli altri: sono migliaia solo nel Lazio, 200mila in tutto il paese i lavoratori del settore agricolo sfruttati dal caporalato, nei campi senza contratto o con accordi non rispettati, spesso costretti a vivere in condizioni precarie, dormendo sul pavimento. La denuncia arriva dalla settima edizione del rapporto sulle Agromafie presentato da Flai Cgil: nel settore imperversano sfruttamento e lavoro nero, dice il sindacato, mentre i controlli sono ancora pochi, nonostante il loro aumento l’estate scorsa, sull’onda emotiva della morte del bracciante indiano a Latina, abbandonato in strada dopo aver perso un braccio. Quasi il 60% delle ispezioni ha trovato irregolarità, con reati e illeciti in aumento quest’anno di oltre il 9%: a inizio giugno, nel Lazio sono state scoperte dai Carabinieri 16 aziende irregolari e sequestrate all’interno di una serra due roulotte e un locale usati come dormitorio, coi materassi poggiati sul pavimento, mentre ad agosto la Guardia di Finanza ha scovato 450 posizioni irregolari nel pontino, tra Sabaudia e Terracina. Accanto allo sfruttamento vero e proprio, che riguarda soprattutto i braccianti stranieri, c’è anche il dramma di quello che la Cgil definisce lavoro povero, con una retribuzione media annuale di circa 6mila euro per i dipendenti agricoli: concorrenza al ribasso per abbassare i prezzi su cui si inseriscono le agromafie, alimentando la concorrenza sleale tra le imprese e l’illegalità.

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