Secondo fonti umanitarie e di sicurezza, le milizie M23 e le truppe ruandesi hanno lanciato una nuova offensiva nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo e hanno conquistato la città mineraria di Nyabibwe, nella provincia del Sud Kivu. Secondo le fonti, all’alba il gruppo armato e i suoi alleati ruandesi hanno iniziato intensi combattimenti contro le forze armate congolesi. Dopo aver conquistato Goma, capoluogo del Nord Kivu, l’M23 aveva dichiarato unilateralmente con le forze ruandesi una tregua umanitaria che doveva essere in vigore da ieri. Secondo un portavoce di Kinshasa, la tregua era solo “un diversivo”. Negli ultimi giorni, fonti locali e militari hanno indicato che sia l’esercito congolese che l’M23 (“Movimento del 23 marzo”) e i suoi alleati ruandesi stanno rafforzando le loro truppe e il loro equipaggiamento nella regione. Le organizzazioni regionali, i Paesi mediatori come Angola e Kenya, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la comunità internazionale stanno cercando di trovare una soluzione diplomatica alla crisi, temendo una conflagrazione regionale. Secondo fonti diplomatiche, la sopravvivenza del regime del presidente congolese Felix Tshisekedi, rieletto per un secondo mandato a dicembre, potrebbe essere a rischio se l’M23 e le truppe ruandesi continueranno a guadagnare terreno nell’est del Paese. Tshisekedi e il suo omologo ruandese Paul Kagame, parteciperanno sabato a Dar es Salaam a un vertice straordinario congiunto della Comunità dell’Africa orientale (EAC) e della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC). Venerdì, su richiesta di Kinshasa, si terrà una riunione d’emergenza del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per discutere della crisi. Parallelamente ai laboriosi sforzi diplomatici, diversi Paesi limitrofi hanno già fatto sapere che stanno rafforzando le loro difese. L’esercito ugandese ha annunciato la scorsa settimana che avrebbe adottato “una postura difensiva avanzata” per “impedire ai numerosi altri gruppi armati” che operano nell’est della Repubblica Democratica del Congo di “sfruttare la situazione”. L’esercito cita in particolare il gruppo armato ADF (Allied Democratic Forces): originariamente ribelli ugandesi a maggioranza musulmana, hanno ucciso migliaia di civili e dilagano in saccheggi e omicidi, nonostante il dispiegamento dell’esercito ugandese a fianco delle forze armate congolesi. Il Burundi, che da anni ha soldati nella parte orientale del Paese per dare la caccia ai ribelli burundesi e ora per sostenere l’esercito di Kinshasa nelle battaglie contro l’M23, ha accusato il Ruanda di “preparare qualcosa” contro di lui e ha detto che non “si lascerà vittimizzare”. Kinshasa accusa Kigali di saccheggiare le numerose risorse naturali di questa regione instabile, devastata da decenni di conflitti. Il Ruanda lo nega e sostiene di voler sradicare i gruppi armati presenti sul territorio, in particolare quelli creati dagli ex leader hutu del genocidio tutsi in Ruanda nel 1994, che considera una minaccia per la propria sicurezza. A Goma, i combattimenti hanno provocato almeno 900 morti, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (Ocha). I corpi di 14 soldati sudafricani uccisi nei combattimenti contro l’M23 dovrebbero essere rimpatriati mercoledì, secondo l’esercito sudafricano. Alcuni erano dispiegati come parte della missione delle Nazioni Unite (Monusco), altri come parte delle forze regionali dell’Africa meridionale.
La missione Onu in Congo: “A Goma detenute stuprate e bruciate vive”







