domenica, Maggio 24, 2026

Vertice Nato all’Aja: più investimenti in difesa, partenariato con l’Ucraina, ma nessuna promessa di adesione

“Un vertice importante, con impegni significativi ma sostenibili”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i risultati del summit NATO che si è svolto nei Paesi Bassi, sottolineando come le decisioni assunte non intaccheranno le priorità economiche del governo italiano. Al centro della dichiarazione finale degli alleati, l’obiettivo condiviso di investire il 5% del PIL annuo entro il 2035 in spese legate alla difesa e alla sicurezza. Una quota importante – di cui il 3,5% destinato direttamente alla difesa e l’1,5% al comparto più ampio della sicurezza – che dovrà essere raggiunta attraverso piani annuali presentati da ogni Paese e rivisti nel 2029. Meloni ha rassicurato i cittadini: “Queste sono spese necessarie per rafforzare la nostra sicurezza. Ma non toglieremo nemmeno un euro agli impegni presi con gli italiani”. L’Italia, come altri alleati, sarà chiamata a compiere un delicato equilibrio tra sostenibilità economica e doveri internazionali. Nel summit non sono mancati i riferimenti alla guerra in Ucraina, anche se con toni più cauti rispetto al vertice di Washington del 2024. La dichiarazione finale esclude qualsiasi accenno a un futuro ingresso di Kiev nella NATO, abbandonando il principio del “percorso irreversibile” stabilito un anno fa. Allo stesso modo, non vengono menzionati nuovi impegni finanziari specifici per l’Ucraina, sostituiti da una formula più generica: “un impegno sovrano”. Nonostante questo, l’Ucraina conquista un punto strategico con la nascita di una co-produzione di armi da difesa insieme alla Danimarca. Ad annunciarlo è stato direttamente il presidente Volodymyr Zelensky, che ha incontrato la premier danese Mette Frederiksen a margine del vertice. “La Danimarca sarà il primo Paese con cui lanceremo la produzione congiunta di armi da difesa. Ogni Paese che aiuta sinceramente l’Ucraina può contare su una partnership vantaggiosa”, ha scritto Zelensky su Telegram, ringraziando Frederiksen e il popolo danese. Il documento finale evidenzia inoltre che gli alleati si dichiarano “uniti di fronte alle minacce alla sicurezza euro-atlantica”, con particolare riferimento alla Russia, definita una “minaccia a lungo termine”, e al “terrorismo persistente”. Tuttavia, anche in questo caso, il linguaggio rimane prudente: l’invasione russa non viene esplicitamente qualificata come “guerra di aggressione”. Il summit si è dunque chiuso con un rilancio del patto difensivo atlantico, più concreto nei numeri e nei tempi, ma più sfumato nella visione strategica e politica, soprattutto per quanto riguarda l’Ucraina.

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