Funzionari comunali e imprenditori privati nel mirino della Guardia di Finanza di Roma: sarebbero al centro di un presunto sistema corruttivo legato agli appalti pubblici, con assegnazioni milionarie in cambio di favori personali. La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha disposto quattro arresti domiciliari con braccialetto elettronico per due dipendenti del Comune di Fiumicino e due imprenditori, accusati – a vario titolo – di corruzione e turbativa d’asta. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore e nata da un’iniziativa del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, ha acceso i riflettori su un settore particolarmente delicato: quello delle politiche sociali. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero affidamenti diretti, proroghe e “spezzettamenti” di appalti pubblici, che avrebbero consentito, secondo gli investigatori, l’elusione delle gare europee e la creazione di un vero e proprio duopolio imprenditoriale nel settore. In cambio delle commesse – per un valore complessivo che, tra il 2016 e il 2023, supera i 2 milioni di euro, secondo i primi accertamenti – i funzionari avrebbero ricevuto utilizzi illeciti di carte di credito intestate agli imprenditori, ricaricate da questi ultimi e impiegate per spese personali: acquisti online, catering, cene private e beni di consumo. Dalle intercettazioni telefoniche emergerebbe un quadro inquietante: dirigenti pubblici che avrebbero anticipato dettagli dei bandi in fase di preparazione, facilitando la partecipazione degli imprenditori “amici”, con cui avrebbero concordato modalità e tempi per le offerte. Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, andrebbe ben oltre il favoritismo: una commistione opaca tra pubblico e privato, con funzionari che avrebbero agito di fatto per conto delle stesse imprese cui affidavano i servizi. Tra i servizi al centro delle indagini: l’affidamento di interventi sociali e sociosanitari, la gestione del progetto S.A.I. per l’accoglienza migranti e il coadiuvamento dell’ufficio di piano per le politiche sociali. Un sistema che – secondo le ipotesi accusatorie – si sarebbe protratto per otto anni, compromettendo la trasparenza amministrativa e minando la fiducia nei servizi destinati alle fasce più deboli della popolazione. Il giudice per le indagini preliminari ha confermato la gravità degli indizi raccolti – basati su acquisizioni documentali, analisi patrimoniali e intercettazioni – ritenendo attuale e concreto il rischio di inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Agli indagati, tutti posti agli arresti domiciliari, è stato vietato qualsiasi contatto con persone esterne al proprio nucleo familiare. Resta inteso che i soggetti coinvolti, pur sottoposti a misura cautelare, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. La stessa Procura ha sottolineato la necessità di informare l’opinione pubblica sulla vicenda senza alimentare speculazioni o spettacolarizzazioni, ribadendo l’importanza di attingere solo a fonti ufficiali per garantire trasparenza e diritto di cronaca.






