martedì, Gennaio 13, 2026

Fiumicino, terremoto giudiziario sugli appalti: non si placano le polemiche politiche

Un’intera stagione di appalti pubblici del Comune di Fiumicino finisce sotto la lente della magistratura. Dopo mesi di indagini riservate, è scattata ieri un’operazione della Guardia di Finanza che ha portato a quattro arresti domiciliari – con l’applicazione del braccialetto elettronico – e a 17 persone indagate per gravi reati legati alla gestione degli affidamenti pubblici. Ai domiciliari sono finiti: Fabio Sbrega, dirigente comunale, Cristiana Baldoni, funzionaria, Piero Patrignani, imprenditore della cooperativa L’Arco e Gennaro Mugnano, imprenditore della Ideaform. Le accuse sono pesanti: corruzione, turbativa d’asta e affidamenti truccati, con un giro d’affari da milioni di euro, per servizi che vanno dall’assistenza a disabili e migranti fino all’organizzazione di eventi e manifestazioni culturali. Secondo l’ordinanza del GIP Matteo Ferrante, le pratiche irregolari sarebbero andate avanti dal 2016 al 2024. Il meccanismo prevedeva gare d’appalto truccate, affidamenti diretti frazionati sotto soglia, e in cambio denaro, benefit, e regali: dalle ricariche su carte prepagate (per un totale di 39.500 euro, spesi anche su Amazon o in cibo da asporto) fino a buffet da 1.500 euro per festeggiare compleanni di funzionari. Un “rapporto di mercimonio” – si legge – che avrebbe coinvolto non solo tecnici e imprenditori, ma anche esponenti politici, al punto da influenzare la gestione di appalti e incarichi per un valore stimato in oltre 4 milioni di euro. Tra gli altri, anche direttori artistici, collaboratori di cooperative e vari imprenditori legati alla gestione di eventi e servizi pubblici. Il sindaco Mario Baccini, in carica da due anni, ha espresso fiducia nella magistratura e ha chiesto che sia fatta piena luce. Di diverso tenore la reazione dell’opposizione di centrosinistra, che ha chiesto un consiglio comunale straordinario per discutere la vicenda e le sue implicazioni politiche e amministrative. L’inchiesta colpisce trasversalmente due amministrazioni: quella centrosinistra di Esterino Montino (2013-2023) e quella attuale. Gli assessori oggi indagati sono però espressione dell’attuale giunta. Secondo quanto trapelato dagli ambienti investigativi, l’inchiesta non è affatto conclusa: ci sarebbero altri filoni aperti, con nuove misure cautelari già richieste. Una frase intercettata dell’imprenditore Mugnano – «Non voglio più stare al ricatto» – viene ritenuta emblematica del clima di pressioni e accordi sottobanco che avrebbe dominato la gestione pubblica per anni. Ora Fiumicino si trova nel pieno di un terremoto giudiziario, politico e amministrativo. Ma la responsabilità penale è individuale, e solo il processo stabilirà chi ha commesso reati e chi no. Alcuni indagati, sottolineano i magistrati, potrebbero risultare del tutto estranei ai fatti, altri avere responsabilità minime, altri ancora essere al centro del presunto sistema. Nel frattempo, la città resta sospesa tra stupore, rabbia e attesa, in un silenzio denso di domande. Come sempre, vale il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

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