lunedì, Gennaio 26, 2026

Netanyahu: “Porre fine ad Hamas, accordo non a ogni prezzo”

“Vogliamo porre fine al dominio di Hamas a Gaza, in modo che non rappresenti una minaccia. Nel perseguire il nostro obiettivo comune, abbiamo condiviso strategia e tattiche, che implicano un coordinamento completo piuttosto che pressioni. Il presidente Trump vuole un accordo, ma non a qualsiasi prezzo. Anch’io”. Lo ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come riportato dai media statunitensi, in occasione di incontri al Senato americano. Israele e Hamas potrebbero raggiungere un accordo per il cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi entro una o due settimane, ma non si prevede che possa succedere in un giorno. Lo ha dichiarato un alto funzionario israeliano a Reuters, durante la visita del premier Benjamin Netanyahu a Washington, che finora non ha prodotto annunci. Secondo la fonte, se le due parti dovessero accettare una tregua di 60 giorni, Israele userebbe quel tempo per offrire un cessate il fuoco permanente che richiederebbe il disarmo del gruppo militante palestinese. Se Hamas rifiuta, “procederemo” con le operazioni militari, ha sottolineato il funzionario. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato a un gruppo di familiari degli ostaggi a Washington che sono stati compiuti progressi verso un accordo di tregua a Gaza. Lo ha riferito il Times of Israel, citando una fonte presente all’incontro presso la Blair House, dove si è tenuto un ricevimento per i leader della comunità ebraica ed evangelica. Hamas ha annunciato di aver mostrato “flessibilità” nei colloqui in corso con Israele, giunti al quarto giorno, dichiarandosi disposto a rilasciare dieci ostaggi nell’ambito di un possibile accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. In una dichiarazione ufficiale, riportata dal Times of Israel, il movimento palestinese ha sottolineato che sta lavorando “in modo serio e con spirito positivo con i mediatori per superare gli ostacoli”, pur riconoscendo che permangono divergenze su alcune questioni fondamentali. Tra i nodi ancora da sciogliere figurano l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza, il ritiro delle forze israeliane dal territorio e la necessità di garanzie concrete per un cessate il fuoco permanente. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto le accuse secondo cui Israele starebbe cercando di espellere  forzatamente la popolazione palestinese dalla Striscia di Gaza, dichiarando invece che l’obiettivo è quello di offrire  “un’opportunità” a chi desidera partire. “Non stiamo cacciando nessuno, e non credo che sia nemmeno ciò che  suggerisce  il presidente Trump”, ha detto Netanyahu ai giornalisti al Campidoglio, poco prima di incontrare il leader della   maggioranza al Senato statunitense John Thune. “Si chiama libertà di scelta, e niente più di questo. Nessuna coercizione, nessuna dislocazione forzata. Se le persone vogliono lasciare Gaza, dovrebbero avere il diritto di farlo e non essere tenute sotto la minaccia delle armi da Hamas”, ha aggiunto. Le dichiarazioni arrivano mentre circolano indiscrezioni secondo cui Netanyahu avrebbe confidato ai deputati del Likud che la distruzione sistematica degli edifici a Gaza mira a lasciare ai palestinesi una sola opzione: andarsene. Il piano originario di Donald Trump, annunciato a febbraio, prevedeva un trasferimento permanente della popolazione di Gaza, ma il presidente è tornato sui suoi passi da allora, mentre Israele continua a presentare la proposta come un’iniziativa di “migrazione volontaria”.Nonostante la rarità di un simile comunicato durante negoziati in corso, il messaggio non segnala però progressi concreti nelle trattative.Un missile lanciato dallo Yemen è stato intercettato dall’esercito israeliano. Suonano le sirene in Israele. Lo riferisce l’Idf. “A seguito delle sirene suonate poco fa in diverse zone di Israele, è stato intercettato un missile lanciato dallo Yemen”, ha dichiarato l’esercito israeliano. L’Idf, nei giorni scorsi, ha messo in atto alcune azioni militari nello Yemen, come nella città portuale di Hodeidah, dopo che gli Houthi – che dichiarano solidarietà con i palestinesi – avevano preso di mira Israele e le  navi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden in seguito all’inizio della guerra a Gaza. “Oggi impongo sanzioni alla relatrice speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite Francesca Albanese per i suoi sforzi illegittimi e vergognosi di sollecitare un’azione della Corte penale internazionale contro funzionari, aziende e dirigenti statunitensi e israeliani”. Lo ha scritto su X il segretario di Stato americano Marco Rubio, sottolineando che “la campagna di guerra politica ed economica di Albanese contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata”.
 

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