martedì, Gennaio 20, 2026

Due italiani detenuti nel centro per migranti Alligator Alcatraz in Florida, saranno espulsi

Sarebbero attualmente detenuti in attesa di espulsione presso la struttura carceraria Alligator Alcatraz, nella Contea di Miami-Dade, gli italiani Gaetano Cateno Mirabella Costa (nato a Taormina il 12.07.1980), e Fernando Eduardo Artese (nato a Buenos Aires il 19.09.1961, titolare anche di cittadinanza argentina). Il primo è stato tratto in arresto il 3 gennaio 2025 per detenzione di sostanze stupefacenti senza regolare prescrizione medica, aggressione e aggressione nei confronti di una persona con più di 65 anni ed è stato recluso presso il carcere della Contea di Marion (Florida). Il suo procedimento giudiziario si è concluso il 7 maggio con condanna a sei mesi di detenzione. A seguito della scarcerazione è stata disposta la deportazione in Italia per violazione delle norme migratorie. Mirabella Costa sarebbe stato trasferito ad Alligator Alcatraz lo scorso 9 luglio. Fernando Eduardo Artese, invece, cittadino italiano e argentino, residente a Las Palmas de Gran Canaria (Spagna) con moglie e due figli (iscritto Aire presso il vice consolato di Arona), è stato arrestato a giugno 2025 per overstay. Sarebbe stato fermato dalla polizia stradale per un controllo sulla sua autovettura – veicolo di tipo commerciale -, segnalata per una contravvenzione non pagata. Da tale controllo sarebbe poi emerso che il connazionale svolgeva attività lavorativa in costanza di un permesso per turismo (cosiddetto Esta). La famiglia di Artese è in contatto anche con il consolato generale argentino a Miami. Inizialmente detenuto presso il Border Patrol a Riviera Beach, è stato poi trasferito ad Alligator Alcatraz dal 3 luglio 2025. Il Tampa Bay Times pubblica una serie di interviste telefoniche con 7 detenuti e alcuni familiari che denunciano condizioni disumane. “Questo è un campo di concentramento. Ci trattano come criminali, è una ricerca di umiliazione”, ha detto proprio l”italo-argentino Artese, ripreso dal Tampa Bay Times. “Siamo tutti lavoratori e persone che lottano per le nostre famiglie”. Artese era entrato quasi 10 anni fa negli Usa dalla Spagna usando il suo passaporto italiano con un programma di esenzione del visto per 90 giorni, superando poi il periodo consentito. La sua famiglia lo ha seguito nel 2018: sua moglie, 62 anni, ha un visto per studenti e la figlia 19enne è arrivata legalmente. Quando la polizia lo ha fermato, il 25 giugno, ha scoperto che c’era un mandato di arresto nei suoi confronti perché non si era presentato a un’udienza a marzo per una multa per guida senza patente. Secondo la sua famiglia, non si era presentato proprio perché temeva di essere fermato. Sei giorni dopo, è stato consegnato all’U.S. Immigration and Customs Enforcement e portato all’Alligator Alcatraz. La struttura detentiva dove sono reclusi i due connazionali rientrerebbe nella competenza di una divisione di ICE-ERO (Enforcement and Removal Operation), con la quale, a quanto si apprende, appare complesso stabilire un’interlocuzione. Il consolato generale ha dunque interessato l’ufficio locale dell’OFM (Office for Foreign Missions) del Dipartimento di Stato, che ha fornito i contatti dell’ufficiale incaricato delle procedure di rimpatrio ad Alligator Alcatraz, e sta tentando di stabilire un contatto più efficiente con la struttura. Il penitenziario è salito alle cronache perché circondato ad feroci rettili e paludi, una sorta di “Alcatraz degli alligatori” tra le paludi delle Everglades, nella Big Cypress National Preserve, nell’ambito della politica di espulsione di migranti privi di documenti voluta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il sito scelto, il Dade-Collier Training and Transition Airport, un aeroporto abbandonato nel cuore di una vasta rete di foreste di mangrovie, imponenti paludi e “fiumi d’erba” che formano l’area protetta, ospita grandi tende e letti per 1.000 “stranieri criminali”, secondo il procuratore generale dello Stato James Uthmeier. L’area di 30 miglia quadrate (78 chilometri quadrati) “rappresenta un’opportunità efficiente e a basso costo per costruire una struttura di detenzione temporanea, perché non è necessario investire molto nel perimetro”, ha detto recentemente in un video su X che mostra l’area e filmati di arresti di migranti. “Se le persone escono, non c’è molto che le aspetta, a parte alligatori e pitoni”, ha aggiunto. “Nessun posto dove andare, nessun posto dove nascondersi”. Uthmeier ha descritto quello che chiama Alligator Alcatraz come “un punto unico per attuare il programma di deportazione di massa del presidente Trump”. Un progetto del genere – durante i torridi mesi estivi in un paesaggio inospitale e pericoloso pieno di rettili e zanzare – si inserisce in una serie più ampia di misure severe che i funzionari sperano scoraggino i migranti dal venire negli Stati Uniti. Il grande Stato sud-orientale governato dal repubblicano Ron DeSantis si vanta di collaborare strettamente con l’amministrazione Trump in materia di immigrazione.

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