La politica di Israele “è coerente e non è cambiata. Chiediamo il rilascio di tutti i 50 rapiti in conformità con i principi stabiliti dal Gabinetto”. Lo ha dichiarato l’Ufficio del Primo Ministro ribadendo i principi per porre fine alla guerra: “Disarmare Hamas, restituire tutti i rapiti – vivi e caduti, smilitarizzazione della Striscia di Gaza, controllo della sicurezza israeliano e un governo civile alternativo che non sia Hamas o l’Autorità Palestinese”. La presidenza francese ha denunciato come “sbagliata e abietta” l’accusa mossa dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al presidente Emmanuel Macron di alimentare l’antisemitismo con la sua decisione di riconoscere lo Stato palestinese. La lettera in cui il capo del governo israeliano ha denunciato la decisione di Parigi “non rimarrà senza risposta”, ha fatto sapere l’Eliseo, sottolineando che “la Repubblica protegge e proteggerà sempre i suoi connazionali di fede ebraica”.”Questo periodo richiede serietà e responsabilità, non confusione e manipolazione”, ha affermato l’Eliseo nella nota riportata da Le Monde. Circa 60.000 riservisti israeliani riceveranno gli ordini di chiamata alle armi che l’Idf emetterà a partire da domani per l’offensiva pianificata a Gaza City. Lo fa sapere il Times of Israel, sottolineando che la chiamata avverrà a condizione che il ministro della Difesa Israel Katz approvi la mossa per l’operazione. Gli ordini non sono immediati e ai riservisti verranno date almeno due settimane prima di doversi presentare in servizio. Il numero di riservisti richiamati si aggiunge alle decine di migliaia che stanno attualmente prestando servizio nelle riserve. Non tutti i richiamati dovrebbero partecipare all’operazione per catturare Gaza City, poichè alcuni sostituiranno invece le truppe dell’esercito permanente su altri fronti. Nelle ultime 24 ore, le Nazioni Unite hanno ricevuto segnalazioni di vittime in sparatorie avvenute lungo le rotte designate per i convogli umanitari, dove spesso si radunano folle in attesa di prendere rifornimenti dal retro dei camion. “Questi episodi – ha dichiarato il portavoce, Stephane Dujarric – sono stati riportati in aree militarizzate da Israele nel Nord di Gaza, a Deir al Balah e a Khan Younis”. “Nel frattempo – ha aggiunto – i nostri colleghi sul campo segnalano anche intensi scontri tra l’esercito israeliano e i gruppi armati palestinesi, inclusi raid aerei e bombardamenti in cinque quartieri della città di Gaza, con segnalazioni dell’avanzare di carri armati e truppe di terra”. Una lettera aperta firmata dai presidenti di Arci, Caritas, Fcei, Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Medici senza frontiere e Sant’Egidio per chiedere ai ministri Antonio Tajani e Matteo Piantedosi di sostenere l’evacuazione delle 14mila persone da Gaza bisognose di cure e assistenza medica attualmente presenti sul territorio sotto attacco da parte di Israele. Nonostante il Meccanismo di Protezione civile dell’Ue sia stato attivato un anno fa per organizzare il programma di trasferimenti medici verso l’Europa, infatti, il numero di tali evacuazioni è stato a oggi largamente insufficiente, si ricorda nella missiva. “La situazione a Gaza – si legge nella lettera – è ormai catastrofica. La popolazione vive sotto attacco ed è stretta nella morsa della fame. Il sistema sanitario è devastato e non riesce a far fronte ai bisogni immensi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 14 mila persone devono essere urgentemente evacuate dalla Striscia di Gaza per ricevere cure mediche salvavita. Circa la metà di loro presenta lesioni traumatiche che non possono essere trattate in loco; le altre sono affette da patologie croniche complesse, come tumori e malattie cardiovascolari, che richiedono interventi specialistici immediati”. Grazie “al lavoro congiunto di vari attori istituzionali e al supporto di dieci strutture ospedaliere altamente specializzate, il nostro Paese ha accolto 150 pazienti, accompagnati da oltre 450 familiari. Nei prossimi giorni, una nuova operazione porterà in Italia altri bambini bisognosi di cure, per un totale di 50 persone inclusi gli accompagnatori. L’Italia si conferma così il quarto Paese al mondo – e il primo fra quelli occidentali – per numero di pazienti accolti da Gaza”. Secondo il quotidiano Israel Hayom, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha chiesto al Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, di mettere fine alla missione Onu in Libano (Unifil), il cui mandato è in scadenza il prossimo 31 agosto. Il Consiglio di sicurezza Onu ha iniziato a discutere una bozza di risoluzione presentata dalla Francia che prevede di prorogare di un anno il mandato dell’Unifil, in vista di un suo eventuale ritiro.”La forza doveva essere temporanea fin dall’inizio e ha fallito nel suo compito fondamentale: impedire il radicamento di Hezbollah a sud del fiume Litani, come dimostrato dal recente conflitto”, ha scritto Sa’ar in una lettera inviata nei giorni scorsi a Rubio. Secondo Israel Hayom, nella missiva il ministro ha quindi chiesto la fine immediata del mandato dell’Unifil oppure una proroga temporanea da sei mesi a un anno per permettere alle Forze armate libanesi di dispiegarsi nel sud del Libano e all’Unifil di abbandonare le proprie posizioni in modo ordinato.Durante questo periodo, ha aggiunto Sa’ar, i caschi blu Onu dovrebbero concentrarsi su compiti specifici, come la bonifica da esplosivi e mine, l’addestramento dell’esercito libanese e l’organizzazione del ritiro delle sue forze.
Israele risponderà entro venerdì alla proposta di tregua già accettata da Hamas






