Hamas è “aperta a qualsiasi idea o proposta che permetta di raggiungere un cessate il fuoco permanente, un ritiro completo delle forze di occupazione dalla Striscia di Gaza, l’ingresso incondizionato di aiuti e un autentico scambio di prigionieri attraverso negoziati seri mediati da terze parti”. Lo si legge in una dichiarazione del gruppo islamista che oggi ha inviato una delegazione al Cairo per colloqui, nel contesto di quelli che sembrano essere sforzi intensificati per dare impulso ai negoziati. Negli ultimi giorni, l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ha tenuto colloqui per un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi con funzionari di Egitto e Qatar e, secondo quanto riportato da Israele, i mediatori sono interessati a presentare a Gerusalemme una proposta per un accordo globale per porre fine al conflitto. L’emittente israeliana Kan cita una fonte vicina al premier Benyamin Netanyahu, secondo cui Israele sarebbe disposto a sospendere la sua offensiva pianificata contro Gaza City in favore di “un vero accordo” che ponga fine alla guerra e liberi gli ostaggi, ma al momento non è stata presentata alcuna offerta del genere. Il commento arriva in risposta alle notizie diffuse dai media israeliani secondo cui Stati Uniti, Qatar ed Egitto si stanno preparando a proporre un accordo onnicomprensivo che riporti a cassa tutti gli ostaggi, dopo che il governo di Netanyahu ha dichiarato che non avrebbe più preso in considerazione accordi parziali. Diciassette palestinesi sono morti a Gaza City negli attacchi notturni portati avanti dalle forze armate israeliane. Lo riporta Al Jazeera che cita fonti mediche. Il bilancio include sei persone uccise dopo che le forze israeliane hanno bombardato una scuola, la Al-Farabi, trasformata in rifugio per sfollati a ovest di Gaza City. Sempre secondo l’emittente qatariana, nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City, almeno altre nove persone sono state uccise, tra cui quattro bambini, dopo che le forze israeliane hanno attaccato una tenda e una casa, e altri due bambini sono stati uccisi quando l’Idf ha preso di mira una tenda che ospitava sfollati nel quartiere Remal di Gaza City. Come ogni sabato, proseguono le proteste in tutto il Paese contro il governo Netanyahu per chiedere il ritorno degli ostaggi ancora in mano ad Hamas. Sia a Tel Aviv che a Gerusalemme, in occasione del 701esimo giorno di guerra a Gaza, migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare contro le scelte dell’esecutivo che non stanno portando progressi per la liberazione dei rapiti. I media israeliani fanno sapere che circa 1.000 persone hanno partecipato alla manifestazione a Tel Aviv, mentre un altro migliaio si sono ritrovati all’incrocio di Karkur vicino a Pardes Hanna. Altre stanno marciando dal Ponte delle Corde a Piazza Parigi a Gerusalemme, vicino alla residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu. Sono centinaia le persone fermate dalla polizia a Londra per aver sfidato il divieto di manifestare a sostegno del gruppo Palestine Action. Delle almeno 425 persone finite in manette, 25 persone sono accusate di aggressione agli agenti. “Durante tutta la manifestazione, c’è stato uno sforzo coordinato per impedire agli agenti di svolgere i loro compiti, che è sfociato in violenza, con pugni, calci, sputi e lanci di oggetti contro gli agenti”, afferma la Polizia Metropolitana in un comunicato. ‘Defend Our Juries’, che ha organizzato la protesta, afferma che l’aggressione è stata causata dagli agenti di polizia e definisce l’accusa “francamente ridicola”. Il gruppo afferma che 1.500 persone hanno preso parte alla manifestazione di Londra, sedendosi e tenendo cartelli con la scritta “Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action”. Il governo ha recentemente dichiarato Palestine Action un gruppo terroristico, rendendo il sostegno all’organizzazione un reato. Le navi che trasportano aiuti umanitari e che avrebbero dovuto salpare oggi da Tunisi per unirsi alla Global Sumud Flotilla hanno rinviato la loro partenza a mercoledì prossimo “a causa di problemi tecnici e logistici”, come annuncia l’organizzazione. La partenza era prevista per dal porto di Sidi Bou Said, a 20 chilometri dalla capitale tunisina, dopo essere stata rinviata giovedì scorso a causa di ritardi nella navigazione delle navi salpate dalla Spagna. Aymen Bhiri, membro del gruppo di attivisti, ha confermato all’agenzia EFE che il nipote dell’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, Mandla Mandela, si imbarcherà sulle navi che salperanno dalla Tunisia per raggiungere quelle partite dalla costa spagnola, con a bordo l’attivista ambientale svedese Greta Thunberg e l’ex sindaco di Barcellona Ada Colau.
Netanyahu pronto a sospendere l’offensiva a Gaza City in favore di “un vero accordo”






