Ammonta ad almeno 106 morti il bilancio dei palestinesi uccisi ieri da Israele nella Striscia di Gaza. Lo riporta l’emittente qatariota Al Jazeera citando fonti mediche negli ospedali locali. Almeno 91 delle persone uccise negli attacchi israeliani di oggi hanno perso la vita a Gaza City. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno comunicato stamattina ai cittadini della Striscia di aver aperto una seconda via di evacuazione per coloro che desiderano fuggire da Gaza City, mentre l’esercito dello Stato ebraico avanza nella principale città dell’enclave palestinese. La via, lungo Sala-al-Din Street nel sud nella Striscia, sarà aperta da mezzogiorno di oggi a mezzogiorno di venerdì, ha annunciato in arabo su X il portavoce militare israeliano Avichay Adraee. Entro fine mese la carestia a Gaza riguarderà più di 640.000 persone rispetto al mezzo milione attuale. E’ quanto ha denunciato il capo degli aiuti delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, parlando di “una carestia prevenibile e prevedibile” che la comunità umanitaria “può fermare”. Invitando il mondo ad agire Fletcher ha dichiarato “le donne, gli anziani e i bambini di Gaza non possono nutrirsi di dichiarazioni di preoccupazione”. “Abbiamo bisogno che i valichi siano aperti, che sia assicurato un accesso funzionale, che sia garantito un passaggio sicuro e senza ostacoli a Gaza, che i saccheggi siano fermati, che gli ostaggi siano rilasciati e che sia stabilito un cessate il fuoco immediato”, ha aggiunto. Secondo l’Onu, un terzo dei centri di trattamento della malnutrizione a Gaza City sono già stati chiusi a causa di ordini di sfollamento forzato mentre il Ministero della Saluteha annunciato che altre tre persone sono morte di malnutrizione e fame nelle ultime 24 ore. In totale, il ministero riferisce che 425 persone sono morte di malnutrizione e fame a Gaza, circa un terzo delle quali sono bambini.Fonti mediatiche di Gaza riferiscono intanto che le forze israeliane hanno continuato a bombardare la città e altre parti della Striscia durante la notte, ferendo o uccidendo diverse persone. Il Giappone non intende per il momento riconoscere lo Stato palestinese e non lo farà durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite in programma a fine mese. Lo riporta il quotidiano Asahi, citando fonti governative anonime. La posizione del Giappone contrasta con le iniziative volte a riconoscere uno Stato palestinese intraprese da Francia, Gran Bretagna e Canada nonché dall’Australia e allinea Tokyo con gli Stati Uniti, il più stretto alleato di Israele. “La nuova offensiva terrestre di Israele a Gaza City è orribile. Aggrava la crisi umanitaria e mette a repentaglio il rilascio degli ostaggi”, afferma il ministero degli Affari Esteri del Canada aggiungendo che “il governo israeliano deve rispettare il diritto internazionale”. In una dichiarazione pubblicata sul suo account X, il dicastero di Ottawa continua dicendo che “il Canada si schiera a fianco dei partner internazionali nel sollecitare un cessate il fuoco immediato e permanente, aiuti umanitari senza restrizioni” nella Striscia di Gaza “e il rilascio di tutti gli ostaggi” israeliani. “Chiediamo che l’Italia non sia complice dei crimini di Netanyahu a Gaza come in Cisgiordania, perché questa occupazione illegale da parte dell’esercito israeliano va fermata immediatamente, in particolare chiediamo di usare tutti gli strumenti di pressione per fermare il governo israeliano e chiediamo sanzioni”. Lo ha detto la segretaria del partito democratico Elly Schlein intervenendo allo Speciale Tg3. “Fa male constatare che Meloni ancora una volta sceglie invece Trump e Netanyahu e ferma una dura reazione europea, la Commissione europea ha annunciato che proporrà sanzioni al governo israeliano domani e il governo italiano era fra quelli che fermavano le pur timide sanzioni europee”, ha aggiunto: “Chiediamo non si continui con le dichiarazioni di circostanza ipocrite, ma con fatti concreti, si mettano in campo sanzioni per il governo israeliano e chiediamo di interrompere il memorandum di collaborazione militare che ancora sussiste fra governo italiano e israeliano”. Schlein inoltre chiede al governo “un pieno riconoscimento dello Stato di Palestina, perché anche i palestinesi hanno diritto a esistere e vivere in uno Stato che in questo momento viene occupato criminalmente dai tank israeliani”. La polizia israeliana ha disperso i dimostranti da una strada vicino alla residenza privata del primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, dopo che erano rimasti accampati per circa 24 ore. Lo riporta Times of Israel. I dimostranti, tra cui le famiglie degli ostaggi, avevano programmato di trascorrere una seconda notte fuori casa di Netanyahu per protestare contro l’offensiva di terra lanciata per conquistare Gaza City. Le riprese da Gerusalemme mostrano gli agenti della polizia di frontiera che allontanano uno a uno i manifestanti dal marciapiede. L’Hostages and Missing Families Forum ha dichiarato lo “stato di emergenza” per l’offensiva dell’Idf a Gaza City, annunciando di aver allestito un accampamento di tende fuori dalla residenza del primo ministro Benjamin Netanyahu. “In seguito alle segnalazioni di incursioni di carri armati e massicci bombardamenti nella città di Gaza, le famiglie degli ostaggi, terrorizzate per la sorte dei loro cari, si sono radunate spontaneamente a tarda notte fuori dalla residenza del primo ministro a Gerusalemme, chiedendo a gran voce il salvataggio dei loro cari e di tutti gli ostaggi”, si legge in una nota riportata dai media israeliani. L’accampamento, afferma il Forum, “rimarrà finché Netanyahu non ascolterà e non metterà in atto la volontà del popolo: il ritorno immediato di tutti gli ostaggi e la fine della guerra”. Ogni sera, alle19:30, sono previste manifestazioni nell’area dell’accampamento. Secondo l’Hostages and Missing Families Forum l’accampamento avrebbe avuto l’autorizzazione da parte delle forze dell’ordine.
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