martedì, Gennaio 13, 2026

Separazione delle carriere, la Camera approva: 243 voti favorevoli, ora tocca al Senato. Tensione in aula

L’Aula della Camera dei Deputati ha approvato in terza lettura la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, con 243 voti a favore e 109 contrari. Un passo politico significativo per la maggioranza di governo, che incassa il via libera necessario per il proseguimento dell’iter parlamentare. La votazione ha sancito il raggiungimento della maggioranza assoluta, sufficiente per procedere verso la quarta e ultima lettura in Senato, ma non la maggioranza dei due terzi (che avrebbe blindato la riforma evitando il referendum confermativo). Come previsto, dunque, resta aperta la possibilità che il testo venga sottoposto al giudizio popolare, qualora richiesto da almeno cinque Consigli regionali, 500mila cittadini o un quinto dei membri di una delle Camere. All’annuncio dell’esito della votazione, applausi si sono levati dai banchi della maggioranza, che ha sostenuto con compattezza la proposta di riforma, considerata una pietra miliare nella ridefinizione dell’equilibrio tra poteri dello Stato, in particolare tra politica e giustizia. Il testo, fortemente voluto da una parte dell’attuale governo, prevede una netta distinzione di carriera tra i magistrati giudicanti (i giudici) e quelli requirenti (i pubblici ministeri), con l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per ciascun ambito. Un cambiamento che, secondo i promotori, garantirebbe maggiore imparzialità e terzietà del giudice, evitando interferenze e promiscuità tra ruoli finora percorribili all’interno della stessa carriera. Le opposizioni, compatte nel voto contrario, hanno definito la riforma “un attacco all’autonomia della magistratura”, e parlano di una deriva pericolosa che rischia di politicizzare il sistema giudiziario. Diverse sigle associative della magistratura avevano già espresso forti perplessità durante le audizioni parlamentari. Ora la riforma passa al Senato, dove è attesa per la lettura definitiva. Se dovesse essere approvata senza modifiche, si aprirebbe ufficialmente il periodo di tre mesi per la richiesta di referendum. In attesa del verdetto finale di Palazzo Madama, il dibattito sulla riforma continua a tenere banco nel panorama politico e istituzionale italiano.

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