La Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’uomo che, dopo la sospensione parziale delle misure cautelari, aveva lasciato l’Italia portando con sé i figli e trasferendosi in Romania. Nel ricorso, i legali avevano sostenuto l’occasionalità della violazione, contestando la verificabilità delle dichiarazioni rese dalla ex compagna e rivendicando il comportamento collaborativo dell’indagato nei mesi precedenti. La difesa aveva quindi chiesto l’applicazione di misure meno restrittive. I giudici di legittimità hanno però confermato la decisione del Tribunale del Riesame di Bologna, ritenendo corretta la valutazione di aggravamento. Secondo la Cassazione, la fuga rappresenta un elemento grave e concreto, indice della volontà dell’uomo di sottrarsi alla giustizia e fattore che aumenta il rischio di reiterazione del reato. La pronuncia chiude così la vicenda processuale sul fronte cautelare, confermando la linea dura adottata in secondo grado.






