martedì, Marzo 3, 2026

Manovra, l’Istat: “L’85% del taglio Irpef va ai più ricchi”. Polemica politica sul beneficio reale per il ceto medio

Il taglio dell’Irpef previsto dalla manovra coinvolgerà poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio annuo medio di circa 230 euro. È quanto emerge dai dati presentati dal presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, durante l’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera. Le famiglie interessate sarebbero circa 11 milioni, pari al 44% del totale, con un vantaggio medio di 276 euro annui. Ma è sul profilo distributivo che arrivano le indicazioni più rilevanti. Ordinando le famiglie in base al reddito e suddividendole in cinque quinti, l’Istat rileva come oltre l’85% delle risorse sia destinato alle famiglie più ricche. Sono coinvolte infatti oltre il 90% delle famiglie del quinto più agiato, mentre nel penultimo quinto la quota scende a poco più di due terzi. Il beneficio medio oscilla dai 102 euro del primo quinto ai 411 euro dell’ultimo, generando per tutte le fasce una variazione inferiore all’1% del reddito familiare. Chelli ha illustrato anche i dati sul bonus mamme, che nel 2026 interesserà circa 865mila lavoratrici, un quarto del totale delle lavoratrici con figli. Il beneficio medio annuo sarà di 660 euro, per un costo complessivo di circa 570 milioni. In termini familiari, il bonus avrà un impatto medio del 2,7% sui redditi, con tre quarti del vantaggio destinati ai quinti centrali della distribuzione. L’incremento del beneficio rispetto al 2025 è stimato in circa 220 euro annui. Sul fronte retributivo, l’Istat segnala che, nonostante la recente accelerazione dei salari contrattuali, il potere d’acquisto resta inferiore di oltre l’8% rispetto a gennaio 2021, dopo l’impennata dei prezzi del biennio 2022-2023. La manovra introduce per il 2026 un’imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti contrattuali dei dipendenti privati fino a 28mila euro di reddito, con benefici contenuti: un aumento lordo mensile di 80 euro si traduce in circa 15 euro netti. Sul quadro generale è intervenuto anche Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico, che definisce la misura «non solo modesta ma mal congegnata». «L’85% delle risorse del taglio Irpef va ai quinti più ricchi — attacca —. Estendere lo sgravio ai redditi fino a 200mila euro significa disperdere le poche risorse disponibili, rendendo l’intervento ininfluente per il ceto medio, già provato dall’erosione del potere d’acquisto e dal drenaggio fiscale». Il PD chiederà al governo una revisione mirata per concentrare i benefici sulle famiglie medie. Infine, l’Istat ha analizzato gli effetti delle modifiche al calcolo dell’Isee, che garantiranno un beneficio medio annuo di 145 euro a 2,3 milioni di famiglie, pari all’8,6% del totale. Il vantaggio è più alto per i nuclei più poveri (263 euro medi, pari a un +2,2% del reddito), ma questi rappresentano una quota molto ridotta dei beneficiari, poiché già oggi accedono a misure che garantiscono trasferimenti più consistenti. Quasi il 70% dei vantaggi si concentra infatti nelle fasce centrali della distribuzione del reddito. Un quadro, dunque, che delinea un impatto diffuso ma non omogeneo, con misure che continuano ad alimentare il dibattito politico sulla reale efficacia della manovra nel sostenere il ceto medio e le fasce più fragili.

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