Dopo 41 anni dall’approvazione del Piano regolatore generale e oltre dieci anni di contenziosi giudiziari, arriva una nuova pronuncia del Tar del Lazio che rinvia ancora l’esito definitivo della complessa battaglia urbanistica tra una società privata e il Comune di Ardea. Al centro della vicenda c’è la destinazione a “servizi pubblici” impressa dall’ente a un terreno di proprietà privata e la sentenza del 2015 che aveva già acceso il confronto tra le parti. Il Tribunale amministrativo ha infatti respinto il ricorso presentato dalla società, che chiedeva ai giudici di “costringere” il Comune a dare piena e immediata esecuzione a quella decisione di dieci anni fa. Secondo la ricorrente, l’amministrazione non avrebbe mai realmente ottemperato al giudicato, lasciando di fatto l’area bloccata da una destinazione urbanistica ritenuta superata e priva di concreta attuazione. Il Tar, però, ha ricostruito un quadro differente. Pur riconoscendo i tempi lunghi e le difficoltà di un procedimento che affonda le radici nel Prg approvato nel 1984, i giudici hanno escluso l’inerzia dell’ente. Dalle carte emerge infatti che il Comune di Ardea ha avviato un percorso complesso e articolato di revisione dell’intero strumento urbanistico, con atti formali, indirizzi politici, incarichi tecnici e una ricognizione generale delle destinazioni di zona. In questo contesto, l’area oggetto del contenzioso rientra in una valutazione più ampia che coinvolge l’intero territorio comunale e non può essere affrontata attraverso una forzatura giudiziaria isolata. Per il Tar, dunque, non sussistono i presupposti per un nuovo giudizio di ottemperanza: il Comune sta agendo, anche se con tempistiche dilatate, e non può essere accusato di aver ignorato la sentenza del 2015. Il ricorso è stato quindi rigettato e non è stato nominato alcun commissario ad acta. La strada verso una possibile riqualificazione urbanistica dell’area resta aperta, ma passa inevitabilmente dall’aggiornamento complessivo del Piano regolatore di Ardea, un processo lungo e complesso che continua a scandire il destino di una vicenda diventata ormai simbolo delle difficoltà urbanistiche del territorio.






