venerdì, Gennaio 2, 2026

Santa Severa divisa sul piano di zona: social in fermento tra timori e aperture sugli alloggi a canone calmierato

Il piano di zona che prevede la realizzazione di cento appartamenti a canone calmierato a Santa Severa continua ad alimentare il dibattito pubblico e a spaccare l’opinione della comunità locale. Se dal punto di vista amministrativo il progetto è stato reso legittimo dal recente esito positivo del Tar, sul piano politico e sociale le perplessità restano forti, soprattutto tra i cittadini che temono un impatto negativo sull’equilibrio di una frazione già messa alla prova nei mesi estivi. A dare voce al fronte del dissenso è Enrico Carai, che sui social ha espresso una posizione netta e articolata. «Come cittadino di Santa Severa – scrive – esprimo la mia contrarietà all’insediamento di cento nuovi alloggi, primo perché non era previsto nel programma elettorale, poi perché i piani di zona dovrebbero essere mirati sulle esigenze dei cittadini residenti». Carai punta il dito anche sul rischio di una deriva speculativa: «Visto che a Santa Severa siamo quattro gatti, il pericolo è che le case vengano utilizzate non per esigenze abitative, ma come seconde case al mare, come già accaduto». Nel suo intervento non manca una riflessione più ampia sulle criticità strutturali del territorio: carenza di marciapiedi, piste ciclabili e parcheggi, oltre alla difficoltà di gestire l’enorme afflusso turistico estivo. «In estate arrivano quantità di persone che non possono essere ospitate in maniera decente – sottolinea – tutto questo a discapito di chi vive e paga le tasse al Comune per restare imbottigliato in una cittadina la cui vocazione è il turismo». Di segno opposto, o quantomeno più sfumato, il punto di vista di una parte del mondo tecnico edile locale, che vede nel progetto un’opportunità. A rispondere è Emanuele Pepe, che riconosce la legittimità delle preoccupazioni ma invita a una valutazione più ampia. «La riflessione di Carai è condivisibile – spiega – ma le tematiche in gioco sono tante». Pepe ricorda come l’unica area comunale dotata di piano di zona sia proprio quella di Santa Severa tra l’Aurelia e la ferrovia e sottolinea il valore sociale dell’operazione: «Costruire case nuove a prezzi calmierati, sia in affitto che in vendita, è in generale un fatto positivo, viste le difficoltà oggettive di tante famiglie, anche non povere». C’è poi l’aspetto economico: «Significa far arrivare finanziamenti regionali sul territorio che altrimenti finirebbero in altri Comuni». E sul timore delle seconde case Pepe è netto: «Queste abitazioni, per definizione, non possono essere seconde case. In passato la norma era più facilmente aggirabile, oggi molto meno». Infine, una riflessione demografica e urbanistica: «La parte storica di Santa Severa è bellissima, ma i servizi vanno migliorati. Oggi ci vivono pochissime persone durante l’anno, per lo più medio benestanti, mentre molte abitazioni sono usate solo nei weekend e d’estate. Se arrivassero circa 300 residenti in più, di fascia medio-povera, l’impatto sarebbe praticamente nullo nei picchi estivi, quando arrivano oltre diecimila persone, e potrebbe invece essere positivo in inverno, rendendo la città meno vuota e più vissuta». Il confronto resta aperto. Tra chi teme una perdita di identità e un aggravio dei problemi esistenti e chi vede negli alloggi a canone calmierato una possibilità di riequilibrio sociale e rilancio, Santa Severa si ritrova al centro di una discussione che va oltre l’edilizia e chiama in causa il futuro stesso della frazione.

Articoli correlati

 

Ultimi articoli