Capodanno è passato, ma le polemiche sul concerto in piazza restano. Anche quest’anno l’evento organizzato per salutare l’arrivo del nuovo anno ha diviso l’opinione pubblica, soprattutto sui social, tra sostenitori e critici. Un dibattito ormai ricorrente, che riporta al centro la questione del rapporto costo/beneficio e delle procedure adottate dall’amministrazione comunale.
Il principio, condiviso da molti, è chiaro: organizzare un Capodanno in piazza è positivo e contribuisce a creare un momento di aggregazione per la città. Tuttavia, i numeri sollevano più di una perplessità. Secondo i dati diffusi dal contapersone, le presenze sarebbero state circa 4mila. Ma considerando il metodo di rilevazione, le presenze effettive vengono stimate intorno alle 2.500 persone, tra cittadini di Ladispoli e visitatori, molti dei quali si sarebbero trattenuti soltanto per un’ora, anche a causa delle temperature rigide. Sul fronte artistico, le esibizioni delle star sono state giudicate “ridotte all’osso”: circa 45 minuti ciascuna per Guè Pequeno e Rose Villain. Una durata che, secondo i critici, non appare proporzionata al cachet sostenuto, anche considerando che si tratta di artisti di successo nazionale ma non di richiamo internazionale. Il dato che più fa discutere è però quello economico: circa 400mila euro il costo complessivo dell’evento, includendo straordinari e spese accessorie. Una cifra che, tradotta in termini pro capite, equivale a circa 10 euro per ogni cittadino di Ladispoli, neonati e pensionati compresi. Da qui la domanda che rimbalza nel dibattito pubblico: è stata una spesa ragionevole? Il confronto con altre realtà del territorio alimenta ulteriormente le critiche. A Civitavecchia, ad esempio, il Comune ha organizzato un Capodanno più sobrio, con una band capace di coprire diversi generi musicali e la partecipazione di artisti locali, per un costo di circa 40mila euro. Un decimo della spesa sostenuta a Ladispoli, che avrebbe comunque portato in piazza oltre 1.000 persone, con un costo stimato di 0,80 euro a persona. Numeri alla mano, Ladispoli viene descritta dai detrattori come una città “spendacciona”, con un ritorno limitato, anche in considerazione del fatto che la sua vocazione turistica si esprime soprattutto in altri periodi dell’anno. Un bilancio che continua a far discutere e che, probabilmente, tornerà al centro del confronto politico e cittadino anche in vista dei prossimi eventi pubblici.






