domenica, Gennaio 11, 2026

Venezuela, la diplomazia italiana al lavoro per liberare Trentini

Si muove nell’ombra della massima discrezione la macchina diplomatica e di intelligence italiana per risolvere il dossier dei connazionali detenuti in Venezuela. Dopo oltre quattrocento giorni di prigionia, cresce la speranza per Alberto Trentini, il cooperante veneziano di 46 anni arrestato il 15 novembre 2024 e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I. La situazione politica nel Paese caraibico ha subito una brusca accelerazione dopo il 3 gennaio, con la cattura di Nicolás Maduro e l’insediamento ad interim di Delcy Rodríguez. In questo nuovo scenario, il governo bolivariano sta concedendo le prime scarcerazioni “al contagocce”, utilizzandole come segnali di distensione verso la comunità internazionale. Dopo il rilascio di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, avvenuto nei giorni scorsi, nelle ultime ore la ONG Foro Penal ha confermato la liberazione di un altro italiano: Antonio Gerardo Buzzetta Pacheco, noto come “Nino”, che era in cella dal settembre 2024. Tuttavia, il processo resta complesso. Secondo le fonti diplomatiche, i primi a uscire facevano parte di un accordo immediato tra Washington e le nuove autorità locali. Per gli altri, tra cui Trentini e il commercialista torinese Mario Burlò, la partita è ancora aperta e legata a nodi burocratici e giuridici non indifferenti. L’Italia sta giocando una partita su più tavoli. Da un lato c’è l’azione diretta del governo: dopo le recenti dichiarazioni della Premier Giorgia Meloni, Roma ha inviato segnali chiari a Caracas, offrendosi come mediatrice nei rapporti con gli Stati Uniti e sui tavoli internazionali per sostenere il “nuovo corso” venezuelano in cambio della libertà dei propri cittadini. Dall’altro, fondamentale è il ruolo della Santa Sede. La diplomazia d’Oltretevere lavora in sinergia con la Farnesina, sfruttando canali storici di dialogo con le autorità venezuelane. L’obiettivo è superare l’impasse giuridico: Trentini, infatti, si trova in cella senza una condanna né accuse specifiche, una condizione che potrebbe essere risolta solo attraverso un’amnistia generale, ipotesi che il governo Rodríguez sta valutando seriamente. A Venezia e al Lido, la comunità resta in attesa. “Siamo in un silenzio rispettoso per non turbare la famiglia, ma siamo fiduciosi”, ha dichiarato l’attrice Ottavia Piccolo, presidente di Articolo 21, che da mesi segue il caso del cooperante. Mentre a Roma si attende lo “spiraglio giusto”, fuori dai centri di detenzione venezuelani come El Rodeo e Helicoide migliaia di persone continuano le veglie di preghiera. Lo slogan è unico: “Que sean todos” (che siano liberati tutti). Per gli italiani ancora dietro le sbarre, le prossime ore non saranno solo una questione di burocrazia, ma il test definitivo della reale volontà di apertura del nuovo potere a Caracas. Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che ulteriori sanzioni statunitensi contro il Venezuela potrebbero essere revocate già la prossima settimana per facilitare le vendite di petrolio e che incontrerà la prossima settimana anche i vertici del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale per discutere del loro rinnovato impegno con il Venezuela, secondo quanto riporta Reuters. Bessent ha dichiarato che quasi 5 miliardi di dollari di Diritti Speciali di Prelievo del FMI, attualmente congelati, potrebbero essere impiegati per contribuire alla ricostruzione dell’economia del Paese. “Stiamo revocando le sanzioni al petrolio che verrà venduto”, ha dichiarato Bessent. Alla domanda su quando potrebbero essere rimosse altre sanzioni dal Venezuela, Bessent ha risposto: “Potrebbe essere già la prossima settimana”, ma non ha specificato quali. Decine di famigliari di prigionieri politici in Venezuela hanno trascorso la terza notte di veglia fuori dalle carceri in attesa della liberazione dei loro cari, dopo che le autorita’ avevano annunciato giovedi’ il rilascio di un “numero significativo” di detenuti. Circa venti persone si sono radunate fuori dalla prigione Rodeo I, vicino a Caracas, dove hanno pregato insieme. Aurora Silva, moglie dell’ex deputato Freddy Superlano, ha invitato tutti a non “perdere la fiducia”. Questi, ha detto, “sono tempi difficili, si’, di ansia e incertezza, ma abbiamo fiducia che questo finira’ molto presto”. Una piccola folla anche nei pressi dell’Helicoide, sede del Servizio di Intelligence Bolivariano (Sebin), dove sono state accese candele. Tra i primi a uscire, giovedi’, gli italiani Luigi Gasperin e Biagio Pilieri, ma altri restano ancora detenuti compresi il cooperante Alberto Trentini e l’imprenditore Mario Burlo’. Ieri sono state rilasciate almeno otto persone, tra cui Virgilio Laverde, coordinatore giovanile del partito Vente Venezuela (VV), guidato dalla Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado, Didelis Raquel Corredor, assistente dell’attivista dell’opposizione Roland Carreno ancora detenuto, e Yanny Esther Gonzalez Teran, presidente della scuola infermiere professionali dello stato di Barinas. L’Ong Clipp ha invece denunciato la morte in custodia di Edison Jose’ Torres Ferna’ndez, un agente di polizia di 52 anni dello stato occidentale di Portuguesa, detenuto da dicembre.

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