Due imponenti vasche monumentali, un sacello verosimilmente destinato al culto di Ercole e due tombe di età repubblicana: è quanto è emerso dagli scavi di archeologia preventiva condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del ministero della Cultura lungo via di Pietralata, in un’area di confine tra la periferia dell’antica Urbe e la nuova città metropolitana. Un rinvenimento di straordinario interesse che aggiunge nuovi tasselli alla conoscenza del tessuto insediativo e cultuale che caratterizzava questo settore del suburbio romano. Le indagini, avviate nell’ambito delle procedure preventive legate a interventi urbanistici e infrastrutturali, hanno portato alla luce strutture di grandi dimensioni e di notevole complessità architettonica. In particolare, le due vasche monumentali – realizzate con tecniche costruttive accurate e materiali di pregio – lasciano ipotizzare una funzione legata alla gestione delle acque, forse connessa a un impianto produttivo, a un’area di sosta lungo l’antica viabilità o a un contesto rituale ancora in fase di studio. Le loro dimensioni e la posizione strategica suggeriscono un ruolo centrale nell’organizzazione dello spazio, in un’area che doveva essere intensamente frequentata già in età repubblicana. Accanto alle vasche, gli archeologi hanno individuato un piccolo sacello, riconoscibile per l’impostazione planimetrica e per alcuni elementi cultuali rinvenuti in situ. L’ipotesi più accreditata è che l’edificio fosse dedicato a Ercole, divinità molto venerata nei contesti extraurbani, soprattutto lungo le vie di comunicazione e nei pressi di aree legate al lavoro, ai commerci e ai traffici. Il culto di Ercole, protettore dei viaggiatori e simbolo di forza e passaggio, era infatti diffuso in tutto il Lazio e spesso associato a santuari minori frequentati da comunità locali e da chi percorreva le grandi arterie consolari. Particolarmente significativi anche i rinvenimenti funerari: due tombe databili all’età repubblicana, inserite in un contesto che conferma la consuetudine romana di collocare le sepolture al di fuori del perimetro urbano, lungo le strade principali. Le strutture funerarie, seppur ancora oggetto di analisi approfondite, restituiscono un quadro prezioso delle pratiche sepolcrali e della presenza di nuclei abitativi o produttivi nell’area già diversi secoli prima dell’età imperiale. Secondo la Soprintendenza, i dati emersi delineano un paesaggio articolato, fatto di spazi sacri, infrastrutture idrauliche e aree funerarie, inserito lungo un asse viario di primaria importanza per i collegamenti tra Roma e il suo hinterland. Un territorio che, lontano dall’immagine di periferia marginale, appare invece come un’area dinamica, attraversata da flussi di persone, merci e culti. Le operazioni di scavo e documentazione proseguiranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di chiarire la cronologia delle strutture, le loro funzioni e i rapporti reciproci. I reperti mobili rinvenuti saranno sottoposti a studio e restauro, mentre non si esclude che una parte delle strutture possa essere valorizzata e resa fruibile, compatibilmente con i progetti in corso. Un nuovo, importante capitolo che conferma come il sottosuolo di Roma e della sua area metropolitana continui a restituire testimonianze di un passato stratificato e ancora in larga parte da raccontare.






