Sono in corso perquisizioni negli uffici del Garante per la protezione dei dati personali da parte della Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma che coinvolge i vertici dell’Autorità. Nel registro degli indagati risulta iscritto il presidente del Garante, Pasquale Stanzione, insieme ad altri componenti del Collegio. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono peculato e corruzione. Il fascicolo è seguito dall’aggiunto Giuseppe De Falco, che sta coordinando le attività investigative. Le operazioni, avviate nelle prime ore della giornata, si stanno concentrando sull’acquisizione di documentazione amministrativa, contabile e informatica. Secondo indiscrezioni, gli investigatori starebbero procedendo anche al sequestro di telefoni cellulari, computer e supporti digitali, con l’obiettivo di ricostruire flussi decisionali, comunicazioni interne ed eventuali contatti esterni rilevanti ai fini dell’inchiesta. L’attività della Guardia di Finanza proseguirà anche nei prossimi giorni, con ulteriori accertamenti e audizioni. A dare notizia dell’indagine è stato anche Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione televisiva Report, che sul proprio profilo Facebook ha parlato apertamente di “ispezioni e interrogatori” in corso presso la sede del Garante. Secondo quanto riferito, l’inchiesta della Procura sarebbe scaturita anche da approfondimenti giornalistici andati in onda nelle scorse settimane, che avrebbero acceso i riflettori su alcune spese di rappresentanza del Collegio ritenute anomale e su specifiche scelte dell’Autorità. Al centro degli accertamenti vi sarebbe, in particolare, la mancata sanzione nei confronti di Meta per la commercializzazione del primo modello di smart glasses sviluppato dal gruppo di Mark Zuckerberg, i Ray-Ban Stories, dispositivi dotati di videocamere e microfoni integrati che avevano sollevato forti dubbi sul rispetto della normativa in materia di privacy e protezione dei dati personali. Una decisione, quella di non procedere con sanzioni, che ora viene esaminata dagli inquirenti per verificarne le motivazioni e l’eventuale esistenza di condotte illecite. Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, gli investigatori stanno cercando di chiarire se vi siano stati condizionamenti indebiti, conflitti di interesse o utilizzi impropri di risorse pubbliche all’interno di un’Autorità che riveste un ruolo centrale nel sistema di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. L’indagine si muove su un terreno particolarmente delicato, considerato il prestigio e la funzione di garanzia istituzionale del Garante della Privacy. Al momento non sono state rese note dichiarazioni ufficiali da parte di Pasquale Stanzione o degli altri componenti coinvolti. La Procura mantiene il massimo riserbo sull’evoluzione dell’inchiesta, che si trova ancora in una fase preliminare. Resta ferma, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuali sviluppi giudiziari. Tuttavia, l’attenzione sull’Autorità è altissima e l’inchiesta rischia di avere ripercussioni rilevanti sul piano istituzionale e politico, oltre che sull’immagine di un organismo chiamato a vigilare proprio sul rispetto delle regole.






