Il presidente americano Donald Trump sta definendo il “Consiglio di Pace” per la Striscia di Gaza, coinvolgendo numerosi leader mondiali tra cui Giorgia Meloni (Italia), Narendra Modi (India), Luiz Inacio Lula da Silva (Brasile), Recep Tayyip Erdogan (Turchia), Mark Carney (Canada), Edi Rama (Albania), Javier Milei (Argentina), Nikos Christodoulides (Cipro), Abdel Fattah al-Sisi (Egitto), Abdallah II (Giordania), Viktor Orban (Ungheria), Nicusor Dan (Romania), Santiago Pena (Paraguay) e Shehbaz Sharif (Pakistan). L’organismo si occuperà della ricostruzione e della stabilità regionale dopo due anni di guerra. Il progetto prevede anche un comitato palestinese di governance, presieduto dall’ex vice ministro Ali Shaath, e un executive board consultivo.
Tra i membri e i collaboratori confermati figurano il segretario di Stato Marco Rubio, Jared Kushner, Steve Witkoff, Tony Blair, Marc Rowan, Ajay Banga (Banca mondiale) e Robert Gabriel. A supporto della Striscia di Gaza opereranno anche figure come Nickolay Mladenov, Sigrid Kaag (Onu), Hakan Fidan (ministro degli Esteri turco), Ali Al-Thawadi (Qatar), Hassan Rashad (Egitto), Yakir Gabay e Reem Al-Hashimy (Emirati Arabi Uniti). Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha annunciato di aver accettato l’invito del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a diventare co-fondatore del Board of Peace per la Striscia di Gaza. “Con il presidente Donald Trump arriva la pace (…) Il presidente Trump ha invitato l’Ungheria a unirsi ai lavori della Giunta per la Pace come membro fondatore. Naturalmente, abbiamo accettato questo onorevole invito”, ha scritto Orban sul social network X.Il leader ungherese ha pubblicato il testo di una lettera firmata da Trump, nella quale il saluto manoscritto “Caro primo ministro” è stato corretto con “Caro Viktor”. Secondo quanto riferito in precedenza dall’agenzia Bloomberg, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto ai Paesi oltre un miliardo di dollari per ottenere un seggio permanente in questo consiglio. In una rara rottura pubblica con l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu pubblica una dichiarazione in cui sottolinea che “l’annuncio riguardante la composizione del Consiglio esecutivo di Gaza, che è subordinato al Consiglio per la pace, non è stato coordinato con Israele e contraddice la sua politica”. La Casa Bianca ha nominato sia un “Consiglio esecutivo” sia un “Consiglio esecutivo di Gaza”. Quest’ultimo include personalità come il ministro degli Esteri turco, una nomina che è probabilmente una delle cause della decisione di Netanyahu di procedere con tale dichiarazione. L’Ufficio del primo ministro afferma nella sua dichiarazione che Netanyahu ha incaricato il ministro degli Esteri Gideon Saar di sollevare la questione con il suo omologo statunitense, Marco Rubio. Saar è stato tenuto lontano dalle relazioni tra Israele e Stati Uniti, che sono state gestite dall’ufficio di Netanyahu e dai suoi principali consiglieri. Il gruppo islamista palestinese Hamas ha affermato di essere pronto a cedere l’amministrazione di Gaza questa settimana al comitato tecnocratico, guidato dall’ingegnere di Gaza Ali Shaaz, che è stato istituito e ha iniziato le sue riunioni e attività al Cairo mercoledì scorso. Lo ha riferito a Efe una fonte interna al movimento.
La fonte, a conoscenza dei colloqui al Cairo e che ha chiesto l’anonimato, ha affermato che Hamas ha “riaffermato” durante gli incontri “il suo pieno impegno” a cedere l’amministrazione della Striscia di Gaza al comitato appena costituito. La fonte ha anche confermato che il movimento ha concordato con i mediatori egiziani tutti i dettagli del processo di cessione, osservando che i leader del movimento al di fuori della Striscia hanno dato istruzioni alle loro organizzazioni e fazioni affiliate di prepararsi a dimettersi dai loro incarichi e a consegnare tutti i documenti rilevanti. Hamas, ha aggiunto la fonte, “declina” davanti al mondo e al suo popolo ogni responsabilità per aver ostacolato od impedito il processo per porre fine alla guerra. “Si può affermare che Gaza sia ora sotto l’amministrazione del comitato e ci si aspetta che tutte le parti interessate mantengano le promesse di fornire aiuti, avviare la ricostruzione e alleviare le sofferenze dei residenti” della devastata enclave palestinese, ha affermato. Tuttavia, ha riferito che Hamas ha inviato una lettera ai mediatori in cui “chiede l’attuazione dei requisiti della prima fase” dell’accordo di cessate il fuoco di Gaza prima di discutere la consegna di armi nella seconda fase, il cui avvio è stato annunciato questa settimana dal governo degli Stati Uniti. Ha aggiunto che il movimento, durante i recenti incontri al Cairo, ha chiesto a Israele di adempiere ai suoi obblighi della prima fase, “che non sono ancora stati attuati”. Questi obblighi, ha spiegato, includono l’apertura del valico di Rafah, l’ingresso di case prefabbricate, la consegna delle quantita’ concordate di aiuti e bulldozer, nonche’ “la fine delle violazioni del cessate il fuoco” da parte dell’esercito israeliano.
Il comitato tecnocratico, composto da 15 personalità palestinesi e guidato da Ali Shaaz, è stato costituito mercoledì scorso dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l’attuazione della seconda fase del piano del presidente Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza. La missione del gruppo è governare e ricostruire la Striscia di Gaza del dopoguerra su base provvisoria, sotto il controllo di un Consiglio di Pace presieduto da Trump.
Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa e il leader delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi, hanno siglato un accordo in 14 punti per porre fine agli scontri nel nord-est della Siria. L’intesa prevede un cessate il fuoco immediato e l’integrazione delle milizie e dell’amministrazione curda nello Stato, ponendo fine all’autonomia decennale della regione per evitare il rischio di una guerra civile. I punti principali dell’accordo includono: Il passaggio immediato sotto il controllo dello Stato delle regioni di Raqqa e Deir Ezzor. Il ritiro delle truppe curde verso la regione di Hasakeh. Il trasferimento a Damasco della gestione dei prigionieri dell’Isis e dei relativi campi di detenzione. La riconquista statale di infrastrutture strategiche, come la diga di Tabqa e i giacimenti petroliferi di Al-Omar.L’inviato statunitense Tom Barrack ha definito l’intesa un punto di svolta cruciale, mentre il ministro dell’Energia Mohammad al-Bashir ha sottolineato come il ritorno delle risorse naturali sotto l’autorità dello Stato sia fondamentale per la ricostruzione nazionale e il rilancio di commercio e agricoltura. Nonostante il riconoscimento ufficiale dell’identità curda firmato da al-Sharaa, gli analisti evidenziano un forte ridimensionamento del potere politico finora esercitato dalle forze curde.






