martedì, Gennaio 20, 2026

L’autopsia su Federica Torzullo: massacrata con 23 coltellate, aveva provato a difendersi

Dall’esame autoptico sul corpo di Federica Torzullo sono emerse 23 coltellate e anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace. I colpi hanno raggiunto con forza in particolare l’addome e il bacino ma anche gli arti inferiori. L’intera gamba sinistra è stata amputata, mentre il torace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna-scavatrice. Delle 23 coltellate, 4 sono sulle mani, dato che confermerebbe il tentativo della vittima di difendersi, e altre 19 tra collo e volto, a quanto apprende “LaPresse”, dell’autopsia effettuata all’obitorio dell’istituto di medicina legale della Sapienza a Roma. L’autopsia è stata effettuata dalla dottoressa Benedetta Baldari per la procura, dal professor Giulio Sacchetti per l’imputato, dal professor Gino Saladini per parte civile (figlio), e dal dottor Antonello cirnelli per parte civile (genitori).Sono emersi dettagli feroci, sull’omicidio della 41enne. Dopo aver ucciso la moglie, Claudio Agostino Carlomagno  l’avrebbe spogliata e avrebbe tentato di farla a pezzi e dare fuoco al cadavere per “ostacolarne il riconoscimento”, prima di seppellirlo in una buca che aveva scavato nel terreno all’interno della ditta di famiglia di movimento terra. Il terribile dettaglio emerge dal decreto di fermo dell’uomo, accusato di omicidio aggravato (ora diventato “femminicidio”) e occultamento del cadavere della moglie, trovata sepolta due giorni fa in un canneto alle spalle della sua azienda ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. La Procura di Civitavecchia ora contesta a Claudio Carlomagno il nuovo reato di “femminicidio”. I Pm hanno infatti modificato la fattispecie alla luce delle risultanze investigative. L’articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all’ergastolo per l’omicidio di una donna che viene commesso “per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione”. La norma tipizza la matrice culturale della violenza di genere, distinguendosi dall’omicidio comune e prevedendo pene severe e specifiche, con limitazioni alla possibilità di ottenere attenuanti, stabilendo che la pena minima non può scendere sotto i 24 anni (o 15 anni in caso di più attenuanti prevalenti). Un omicidio che gli inquirenti non esitano a definire di “particolare ferocia”. Per i pm di Civitavecchia, inoltre, Carlomagno era pronto a fuggire e a far perdere le proprie tracce ritenendo che “la gravità dei fatti commessi” e quanto compiuto per “dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e quindi potenzialmente anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza”.

 

Articolo aggiornato e ampliato alle 17.28

 

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