Il 25 gennaio 2016 Giulio Regeni, dottorando friulano dell’Università di Cambridge, scompare al Cairo nel giorno del quinto anniversario della rivoluzione egiziana. Da quel momento inizia una delle vicende giudiziarie e umane più dolorose e complesse della storia recente italiana, una storia che a dieci anni di distanza continua a chiedere verità e giustizia. Nove giorni dopo la scomparsa, il 3 febbraio 2016, il corpo senza vita di Giulio viene ritrovato lungo l’autostrada che collega il Cairo ad Alessandria. Le condizioni del cadavere raccontano subito una verità agghiacciante: segni evidenti di torture, fratture, bruciature di sigaretta, ferite compatibili con giorni di sevizie sistematiche. Un quadro che esclude fin da subito l’ipotesi di un incidente o di una rapina finita male. Le indagini condotte dalla Procura di Roma e dagli investigatori italiani ricostruiscono progressivamente un contesto fatto di pedinamenti, controlli e interrogatori illegali. Secondo l’accusa, Regeni sarebbe stato sequestrato il giorno stesso della scomparsa, detenuto e torturato fino alla morte. Gli accertamenti portano a individuare il coinvolgimento diretto di quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani, accusati di sequestro di persona aggravato, concorso in lesioni e omicidio. Un’inchiesta che si è scontrata fin dall’inizio con muri, depistaggi e reticenze da parte delle autorità egiziane. Versioni contraddittorie, piste false, fino al mancato riconoscimento degli imputati e alla loro assenza nel processo che si celebra in Italia. Nonostante ciò, la magistratura italiana ha deciso di andare avanti, portando a processo i quattro funzionari egiziani, anche se in contumacia, ribadendo la volontà dello Stato di non archiviare la morte di Giulio come un caso irrisolto. In questi dieci anni, la battaglia per la verità è stata portata avanti con forza e dignità dai genitori di Giulio, Paola e Claudio Regeni, diventati simbolo di una richiesta di giustizia che va oltre i confini nazionali. La loro determinazione ha tenuto alta l’attenzione dell’opinione pubblica, trasformando il volto di Giulio in un’icona civile, esposto su striscioni, edifici pubblici e piazze. A dieci anni dalla scomparsa, il caso Regeni resta una ferita aperta nei rapporti tra Italia ed Egitto e una domanda irrisolta sul rispetto dei diritti umani. Il tempo trascorso non ha cancellato le responsabilità né attenuato il bisogno di risposte. Giulio Regeni continua a essere il simbolo di una verità negata, di una giustizia incompiuta e di una promessa che lo Stato italiano ha fatto alla sua famiglia e a se stesso: non smettere di cercare.
Giulio Regeni, dieci anni senza verità: una ferita ancora aperta tra Roma e Il Cairo






